Le stirpi ibero-liguri nell'Occidente e nell'Italia antica

Iberi: § VIII

La lingua basca od eskuara è ancora attualmente scritta e parlata da forse seicento mila individui, di cui mezzo milione all‘incirca abitano le alte valli dei Pirinei occidentali nelle provincie spagnuole di Biscaglia, Navarra, Alava e Guipiscoa chiamate perciò provincie basche (29), e poco più di centomila nelle valli pirenaiche francesi di Baiona e Mauléon (Bassi Pirinei), dove prevaleva anticamente la lingua degli Aquitani, chiamati esplicitamente Iberi da Diodoro Siculo, e dove il dialetto guascone ha col basco od eskuaro una incontestabile attinenza. Codesti Baschi danno a se medesimi il nome di Escualdunac, e lo studio della loro lingua, quasi del tutto trascurato fino ai principii del presente secolo, nella seconda metà del medesimo ha preso carattere e indirizzo veramente scientifico, che iniziato da un dottissimo alemanno, Guglielmo Humboldt, che fu il primo ad applicare con buon successo la filologia alle investigazioni etnografiche in ordine agli antichi abitatori della Spagna (30), venne poscia e viene continuato con ardore anche dai filologi di altre nazioni, specialmente francesi, che pubblicarono sui basco lavori di molto pregio, in parte sotto gli auspizi del principe Luciano Buonaparte, cultore illustre e appassionato egli medesimo di quella lingua, sicché oramai se ne può fare una discreta biblioteca (31).

La lingua basca ha un organismo suo proprio ed esclusivo, che la divide dalle altre finora conosciute, ed è il segno caratteristico principale, che distingue il popolo basco dalle altre stirpi; per cui i filologi non si accordano nel classificarla nell’atlante etnografico e nel recarne un giudizio (32). Vi hanno scrittori che parlano del basco con un vero lirismo fino a proclamarlo la lingua più perfetta che si possa immaginare, sicché Iddio medesimo, parlando agli uomini, non potrebbe adoperare idioma più filosofico ed espressivo dell’euskaro come quello, che è la perfezione ideale e speculativa dell’umano linguaggio. Del quale pregiudizio sono così imbevuti i Baschi, che il volgo afferma e crede avere Iddio parlato nel Paradiso terrestre con Adamo ed Eva in basco, ciò che è puramente e semplicemente una aberrazione mentale (33); e la chiamano lingua originale e fenomenale, maravigliosa, esclusiva (Original y fenomenal idioma, lengua maravillosa y misteriosa, exclusiva, ecc.).

Altri meno entusiasti, ma filologi non meno profondi ne parlano con lodi moderate, recandone esempi per giustificarle (34); mentre non mancano scrittori che non la tengono in verun pregio, specialmente gli Spagnuoli, i quali però ne fanno sfavorevole giudizio più per avversione politica contro i Baschi, che per conoscenza di linguistica, la quale nella penisola iberica ha finora fatti piccoli progressi in paragone delle altre contrade d Europa (35).

Ora con tutti codesti studi, l’individualità dell’idioma basco da tutti ammesso, quando i filologi si studiano di classificarlo nella famiglia degli umani linguaggi, presenta un problema etnografico, che finora niuno di essi è riuscito a risolvere in termini accettabili dall’universale, o almeno dalla grande maggioranza dei dotti: poichè gli uni ne fanno una lingua turanica ed ugro-finnica, due teorie che attualmente sono abbandonate, quantunque Max-Müller considerasse il basco come vero tipo di una lingua turanica (36). L’origine europea è propugnata da valenti filologi, che vorrebbero gli Iberi dell’Europa identici di stirpe a quelli del Caucaso, ma la difendono mollemente a motivo della differenza radicale della loro lingua e dei costumi già osservata dagli antichi, e della nessuna analogia fra i due popoli nei nomi geografici (37). Ne mancano sostenitori della origine semitica, ristretta però ai Baschi, che pretendono di mostrare essere una reliquia di antica colonia fenicia rappresentata specialmente dai Cantabri, di cui gli Euskari sarebbero discendenti (38), opinione appoggiata a troppo deboli argomenti e generalmente respinta.