Le stirpi ibero-liguri nell'Occidente e nell'Italia antica

Liguri: § VI

La prevalenza e la successiva decadenza dei Liguri nelle regioni testè ricordate non è seriamente contestabile, ma pare soverchiamente ristretta nei suoi limiti geografici a parecchi scrittori, che in modo speciale sonosi occupati di quella nazione; e infra gli altri a D’Arbois de Jubainville, di cui si è già più volte fatta onorata menzione in questa nostra Memoria. Interpretando largamente, non sempre con rigorosa critica, alcuni versi di Festo Avieno, in cui dice che i Liguri perseguitati da altri popoli si rifugiarono in luoghi dirupati, che colle cime nevose penetravano fino al cielo (23); e dai quali, dopo esservisi tenuti alcun tempo separati dal mare, discesero sulle coste del medesimo, egli vuole che ciò indichi essere stati i Liguri cacciati nelle regioni a tramontana dei Pirinei fino al Mare del Nord nella Gallia occidentale sull’Atlantico. E quantunque egli non ne trovi altro cenno negli antichi scrittori, crede però, che di là li snidassero i Celti, respingendoli nelle Alpi marittime. E parendogli ostare alla sua interpretazione d’Avieno il fatto, che montagne altissime e nevose non esistono nel paese dal Golfo di Biscaglia al mare del Nord, suppone che sia quella una descrizione puramente poetica aggiunta da Avieno; supposizione, che ci pare assolutamente gratuita e contraria alle indicazioni e tradizioni storiche. Le quali, fuori della nostra penisola, non collocano i Liguri in altri luoghi montuosi e dirupati che nelle Alpi marittime (24); e sulla marina dal fiume Sicano o Xucar al Tevere nei tempi antistorici, e negli storici da Emporio nella Spagna al Lazio in Italia.

Aggiungesi che Avieno, poeta del IV secolo dell’era volgare, in quel suo poemetto è sommamente confuso, e va di sbalzo da una in altra regione spesso fra loro lontanissime. E quantunque credano alcuni, ed egli affermi che siasi in quel suo lavoro valuto essenzialmente del periplo del cartaginese Imilcone, il quale nel V e VI secolo a. C fu dalla Repubblica mandato ad esplorare le coste occidentali dell’Europa con una flotta, e di avere attinto le sue notizie da libri e annali punici; nel fatto però Avieno non recane alcuna prova. E già abbiamo osservato che Mullenhoff (pag. 57, nota 14) non crede a quelle affermazioni d’Avieno, sicché questa opinione non esce dai termini delle congetture che sono troppo diverse dalla verità storica, benché in alcune indicazioni si avvicini al periplo di Scilace ed a Dionisio Perigete (geografo del II secolo dell’era volgare). Anche Avieno, che bene spesso appare in quel suo scritto più poeta che storico, quando varca i confini visitati dei mercatanti greci, si abbandona ad ipotesi, il cui esame non può condurre che a risultamenti negativi, o tutto al più sommamente incerti, principalmente se trattisi di paesi mediterranei; poiché quei navigatori si tennero esclusivamente alle coste. È poi osservazione generale dei critici, che, tranne le notizie dei Greci e dei Romani, che riguardano gli ultimi secoli dell’evo antico, le notizie sull’Atlantico oltre l’Iberia e il Golfo di Biscaglia si hanno a considerare come piene di favole e leggende, sparse ad arte dai navigatori fenici e cartaginesi per ragioni commerciali.

Anche Lagneau, autore di una memoria speciale sui Liguri (25) propende a trovarne non solo nell’interno della Gallia sulla Loira o Ligeris, da cui crede abbiano derivato il nome, ma sulla costa tutta, da Bajona al mare del Nord, e, perfino nelle isole Sorlínghe (26); ed appoggiasi anch’esso ad Avieno ( vers. 129- 133 ), ma non sembrami più sicuro di D’Arbois nelle sue conclusioni. Non mancano certamente nella Gallia antica nomi di luoghi analoghi ad altri della Liguria e della Spagna: ma evidentemente non bastano a provarne l’origine primitiva, ed a stabilire quale dei tre popoli li ricevesse dall’altro. Le analogie innegabili in alcuni caratteri fisici e morali dei Siluri di Tacito, dei Gallesi e Gaeli di Scozia e d’Irlanda, dei Loegrinii, e dei Basso-Brettoni nell’antica Armorica, che si trovano colla descrizione degli antichi Liguri, non valgono a provare la presenza dei Liguri nella Gallia occidentale, e nemmeno che i Loegrinii (26) fossero discendenti degli antichi Liguri nell’Inghilterra. Gli antichi accennano all’origine iberica dei Siluri, ed alla possibile estensione delle genti iberiche fino alla Brettagna, il che troverebbe qualche argomento generico in appoggio nella somiglianza dei caratteri esteriori fisici di qualche frazione della popolazione di alcune regioni di quelle contrade (27): ma argomenti accettabili della presenza e tanto meno della dominazione speciale dei Liguri in quelle regioni mancano assolutamente; e l’autorità sola di Avieno non sarebbe sufficiente a provarlo, quando anche affermato lo avesse chiaramente nel suo poema, ciò che non pare (28).