I boschi del savonese Capitolo I
 

I boschi e il territorio

A. CAMIA

La vegetazione forestale attuale della Provincia di Savona è il risultato di un processo millenario cui hanno partecipato numerosi fattori. Quelli ecologici (climatici, orografici, morfologici, cioè relativi alla "forma" del territorio, geologici, edafici, ovverosia del suolo) hanno avuto ed hanno tuttora un ruolo fondamentale nel determinare le modalità di diffusione delle comunità vegetali sul territorio.

Tuttavia il fattore principale, che ha prodotto nel territorio trasformazioni profonde, al punto da sovvertire completamente il paesaggio e plasmare sostanzialmente tutte le fitocenosi forestali evolutesi nei millenni, è senza dubbio l'uomo.

Il prossimo capitolo sarà interamente dedicato alle tappe storiche che hanno portato i boschi della Provincia all'attuale consistenza e conformazione, mentre in questo ci si soffermerà a descrivere nelle linee generali l'entità e la distribuzione delle principali formazioni forestali. Per fare questo, e nel contempo cogliere meglio quale sia la varietà e la ricchezza del suo patrimonio forestale, sarà opportuno ricollegarsi brevemente ad alcune delle caratteristiche generali del Savonese. Infatti, nonostante l'uomo abbia modificato il mosaico originario delle fitocenosi, la distribuzione delle comunità vegetali è comunque necessariamente legata ai fattori ecologici (temperatura, precipitazioni, suolo, ecc.), i quali nel loro insieme definiscono in ogni luogo delle condizioni ambientali che consentono la diffusione di certe specie e non di altre. Una descrizione del territorio, seppur sommaria, ci permetterà dunque di comprendere meglio alcuni caratteri dei boschi della Provincia di Savona.

L'estremo sud orientale delle Alpi Liguri e l'inizio dell'Appennino Ligure, che attraversano il territorio in tutta la sua lunghezza incontrandosi al Passo di Cadibona danno origine, insieme ad un articolato sistema di colline, ad una complessa e tormentata orografia che caratterizza tutta la Provincia.

Il territorio è scandito dalle tortuose valli che si snodano, a partire dalla dorsale principale dei due sistemi montuosi, verso il mare da una parte e verso la Padania dall'altra, lasciando ben poco spazio alla pianura. I substrati dai quali si sono formati i suoli sono dei più vari, potendosi trovare anche fenomeni di carsismo e zone calanchive (Val Bormida).

Va detto che, nell'ambito della Liguria ed in linea del tutto generale, andando da Levante verso Ponente si assiste ad una graduale diminuzione delle precipitazioni e ad un aumento delle temperature. Questo fatto è determinato in parte dall'andamento delle correnti atmosferiche e in parte dal diverso orientamento dei vari tratti dell'anfiteatro ligure. Tuttavia i rilievi condizionano largamente il clima, per le interazioni con le correnti atmosferiche, la forma delle valli, l'altimetria, le diverse esposizioni dei versanti, determinando così, in un ambito relativamente ristretto, una grande varietà di situazioni climatiche.

La parte della Provincia posta a sud dello spartiacque alpino-appenninico, che degrada rapidamente verso il Mar Ligure, gode di un clima particolarmente mite ascrivibile nel complesso al tipo mediterraneo. All'azione mitigatrice del mare si aggiunge il fatto che i venti freddi provenienti dal nord incontrano nei sistemi montuosi una barriera che ne ostacola la circolazione verso sud. Si deve tuttavia rilevare che, per il particolare orientamento delle valli, alcune zone della costa sono più soggette ai venti (Pietra Ligure, Savona) . Le estati sono calde e particolarmente lunghe, gli inverni miti, con temperature che alle quote più basse vanno raramente sotto lo zero. Le precipitazioni sono concentrate in autunno e primavera, mentre il minimo di piovosità si ha in estate e questo, combinato con l'elevata temperatura, può originare frequentemente condizioni di aridità per la vegetazione.

La parte della Provincia posta a nord dello spartiacque e rivolta quindi al continente, dal punto di vista climatico generale presenta invece più affinità con agli ambiti dell'area padana, anche se la vicinanza del Mar Ligure si fa ancora sentire in modo considerevole, attenuando le escursioni termiche. Gli inverni sono tuttavia rigidi, talvolta con abbondanti nevicate, l'estate è temperata con scarse piogge, ma nonostante tutto con buone condizioni di umidità al suolo, le stagioni più piovose sono anche qui

l'autunno, nel quale il bel tempo è interrotto da frequenti e copiose precipitazioni, e la primavera. In questa parte "interna" della Provincia le pendici sono tendenzialmente meno aspre, le pendenze dei versanti meno accentuate, alternandosi rilievi collinari e montuosi, in un ambiente che diviene più dolce, anche se comunque molto movimentato, avvicinandosi alle Langhe.

La fascia centrale, che decorre lungo il crinale spartiacque alle quote più elevate, si distingue invece per l'abbondanza delle precipitazioni, che possono arrivare intorno ai 1400 mm annui . Questo fenomeno si deve al fatto che le correnti umide provenienti dall'Atlantico e dal Mediterraneo vengono qui trattenute favorendo quindi localmente precipitazioni o elevate umidità atmosferiche (Melogno, Monte Beigua).

L'elevata umidità atmosferica e le basse temperature favoriscono in molte zone interne del Savonese il fenomeno della galaverna, cioè la formazione di caratteristici manicotti di ghiaccio intorno ai rami ed ai cimali degli alberi. Purtroppo spesso questo fenomeno si accompagna ad una certa ventosità che in queste condizioni può facilmente danneggiare gli alberi stroncando i rami ed i cimali ghiacciati.

La diffusione dei boschi nella Provincia è strettamente connessa direttamente o indirettamente ai caratteri del clima nonché alla conformazione del territorio ed alle attività umane che vi si svolgono. In particolare la parte della Provincia rivolta verso il mare, che per brevità chiameremo "costiera" anche se arriva fino al crinale alpino-appenninico, è stata quella maggiormente plasmata dall'uomo nel corso dei secoli. Cost le poche aree pianeggianti (Piana di Albenga alla foce del Centa, foci dei torrenti

Merula e Nimbalto rispettivamente ad Andora e Loano) sono votate all'agricoltura. L'elevatissima concentrazione degli insediamenti abitativi in prossimità della costa ha ristretto le possibilità di sopravvivenza per le fitocenosi adatte agli ambienti litoranei a poche lande di limitata estensione e difficile accessibilità. Anche nell'entroterra della zona costiera i boschi sono stati relegati nelle zone più acclivi e nelle esposizioni più fresche, mentre le pendici più dolci ed i versanti a mezzogiorno, questi anche se ripidi, sono stati riservati alle coltivazioni di olivo, vite, colture orticole, frutticole o floricole.

Nei terreni non occupati dall'agricoltura dove incendi, tagli sconsiderati o degradazioni di varia natura avevano compromesso la copertura arborea originaria, l'uomo è spesso intervenuto con rimboschimenti, preferendo, nella maggior parte dei casi, le conifere. Pertanto dove gli ecosistemi originari sono stati disturbati in misura maggiore, troviamo oggi notevoli estensioni di pinete, quasi tutte di origine artificiale.

Partendo dalle quote inferiori della fascia costiera e salendo progressivamente di quota troviamo dapprima le condizioni ecologiche adatte per la diffusione delle leccete, che infatti un tempo erano presenti un po' ovunque nella fascia litoranea, ma che oggi sono ormai limitate in poche isolate stazioni. Molti rimboschimenti sono stati realizzati negli anni passati, impiantando prevalentemente pino marittimo e pino nero, mentre il pino d'Aleppo è presente in misura minore nella Provincia.

Il pino marittimo, per il rapido accrescimento e la maggiore plasticità ecologica, è stato di gran lunga quello più utilizzato. Si stimano oggi più di 2500 ettari in purezza (cioè di solo pino marittimo) di questa specie nel Savonese, quasi tutti nella zona costiera.

Per contro i boschi costituiti da pino d'Aleppo in purezza non arrivano a 300 ettari complessivi e sono esclusivamente diffusi in questa fascia a clima mediterraneo, Soprattutto alle quote inferiori. Il pino nero è stato invece impiantato un po' in tutta la Provincia, ma le maggiori estensioni (500 ettari di boschi puri) si trovano nella fascia costiera anche se a quote superiori rispetto ai pini mediterranei.

Per concludere con i pini nella fascia costiera, alle superfici indicate riferite ai boschi cosiddetti "puri", vanno aggiunti i circa 1350 ettari di boschi misti di conifere (di cui 750 con pino marittimo) ed ulteriori 350 ettari di consorzi misti di conifere e latifoglie .

Non sempre si tratta di rimboschimenti poiché in molti casi i boschi di conifere si diffondono rinnovandosi naturalmente, come i pini mediterranei (pino marittimo e pino d'Aleppo) che disseminano abbondantemente dopo il passaggio del fuoco colonizzando facilmente le aree percorse da incendio.

L'impiego da parte dell'uomo delle conifere indicate non si è tuttavia limitato al rimboschimento di incolti abbandonati, di aree nude, percorse da incendio o degradate. Negli ultimi decenni, in tutta la fascia costiera, il pino marittimo ed il pino nero sono stati in moltissimi casi impiantati in boschi cedui preesistenti, seguendo una tendenza, in realtà ingiustificata e oggi fortunatamente quasi estinta, che vedeva l'inserimento di conifere nel bosco ceduo come un arricchimento del valore del bosco stesso. Per questo motivo oggi, nella sola fascia costiera, troviamo più di 10000 ettari di boschi cedui "coniferati" in varia misura.

Salendo di quota rispetto alla zona del leccio troviamo i boschi di querce caducifoglie; quelli considerabili "puri", cioè costituiti interamente o in notevole prevalenza da una sola specie arborea (per lo più roverelle e subordinatamente, a partire da quote generalmente più alte, il cerro e la rovere) interessano poco più di 600 ettari. Nelle formazioni miste in questa fascia si associano frequentemente alla roverella il carpino nero e l'orniello.

A partire dal piano delle querce caducifoglie e per una considerevole ampiezza altitudinale troviamo, favorita dall'uomo, una notevole diffusione del castagno, la specie di gran lunga più rappresentata nella Provincia di Savona. Un tempo l'alto fusto di castagno, la forma di governo tipicamente utilizzata nei castagneti da frutto, era molto più diffuso mentre il ceduo, utilizzato soprattutto per produrre paleria per le vigne, era più limitato. Oggi, per problemi fitosanitari di cui si dirà più avanti, gran parte dei castagneti da frutto sono stati convertiti in boschi cedui, talvolta poi a loro volta coniferati. Nella sola fascia costiera il castagno interessa in purezza circa 8700 ettari di cui 1100 sono costituiti da boschi d'alto fusto (castagneti da frutto) e estensioni ancora maggiori le troviamo nella zona interna della Provincia.

I castagneti sono la testimonianza della passata capillare presenza umana sul territorio; oggi però molti di questi boschi versano in condizioni di degrado perché abbandonati a seguito dello spopolamento delle aree montane. All'abbandono della coltivazione è seguita tipicamente una invasione da parte di specie arboree alle quali negli anni passati il castagno, favorito dall'uomo, aveva sottratto spazio. Accanto alle formazioni di castagneti puri si riconoscono quindi numerosi consorzi misti in forte dinamismo. Così alle quote inferiori della fascia costiera possiamo trovare la commistione del castagno con sempreverdi mediterranee. Salendo di quota osserviamo l'ingresso di specie tipicamente colonizzatrici come la betulla o il pioppo tremolo, in alcuni casi nelle esposizioni calde possiamo trovare il Carpino nero e la roverella, mentre nelle zone relativamente più fresche il cerro o la rovere, ovvero nelle migliori condizioni latifoglie esigenti come il ciliegio, gli aceri o il frassino maggiore. Infine alle quote superiori della zona di diffusione del castagno si osserva l'ingresso del pino silvestre fino ad arrivare al piano del faggio che, costretto a regredire verso l'alto negli anni passati, oggi ritorna gradualmente ad occupare il territorio di sua competenza invadendo i castagneti di questa fascia attitudinale.

Parlando in generale delle formazioni miste di latifoglie di varia natura e composizione queste, nella sola fascia definita costiera, cioè al di qua del crinale alpino-appenninico, coprono una superficie di quasi 19000 ettari.

Nelle zone sommitali della fascia costiera, dove si accumula l'umidità proveniente dal mare e le precipitazioni abbondano, inizia la diffusione del faggio. Sul versante marittimo della Provincia le faggete pure occupano poco più di 300 ettari, mentre assai vasta è la diffusione di questa specie nelle aree intorno allo spartiacque e sul versante padano, dove si contano più di 2400 ettari di faggete pure di cui circa la metà ad alto fusto.

Sono questi i boschi migliori della Provincia di Savona, di cui la bella fustaia di faggio della Foresta Demaniale della Barbottina, nel comune di Calizzano, è un esempio significativo.

Nella fascia interna i pini mediterranei sono assai meno diffusi, rimanendo in purezza solo il pino marittimo, peraltro su superfici assai ridotte . Troviamo poi circa 150 ettari a pino nero in purezza e una buona diffusione (750 ettari) del pino silvestre. Il pino silvestre lo si trova prevalentemente sul versante padano della Provincia e in diverse situazioni: come pioniere nelle aree percorse da incendio, ovvero a colonizzare i castagneti abbandonati, o ancora in mescolanza con la roverella con la quale condivide il temperamento frugale e xerofilo.

Per concludere la panoramica delle conifere della parte interna è da segnalare la presenza nella fascia montana di alcuni nuclei di abete bianco (circa 200 ettari in totale) formazione rara per la Liguria . I consorzi misti di conifere sono diffusi su circa 1000 ettari, mentre 500 ettari sono costituiti da consorzi misti di latifoglie d'alto fusto e conifere. I cedui coniferati sono diffusi anche nella fascia rivolta alla Padania occupando nel complesso 6300 ettari.

Massiccia è la diffusione del castagno nella parte interna (20500 ettari a ceduo in purezza e 1100 di castagneti da frutto), le cui formazioni in tutta la Provincia rappresentano il 30% della superficie buscata complessiva.

I querceti, che in purezza sono su più di 1200 ettari e sono quasi tutti governati a ceduo, sono con prevalenza di roverella nelle esposizioni calde su substrati calcarei ovvero, più frequentemente, della rovere su substrati a matrice acida o ancora del cerro, limitatamente alla parte appenninica, nelle stazioni dove il suolo è più profondo e a matrice argillosa.

Troviamo poi abbondanti e variegati consorzi misti di latifoglie, con numerose e diversificate specie distribuite variamente

E a seconda delle condizioni stazionali (quota, substrato, esposizioni), ma in generale improntate ad una maggiore mesofilia, cioè adattate a condizioni intermedie di umidità, e a gravitazione tendenzialmente medioeuropea . Consociati alle principali specie viste (castagno, querce, faggio) possiamo quindi trovare aceri, frassini, ciliegi, sorbi, ontani, carpini, pioppi, betulle. Complessivamente tali formazioni occupano nella fascia interna una superficie di circa 17800 ettari a ceduo e meno di 2000 ettari a fustaia.

La superficie totale occupata dai boschi del Savonese è stimabile oggi intorno al 64% dell'intero territorio provinciale. Il valore di questo parametro, chiamato coefficiente di boscosità Considerevole per il Savonese se si fa il confronto con la media nazionale che è pari al 29%. In effetti, insieme a La Spezia, Savona è la Provincia italiana più boscata, e la Liguria risulta essere la regione con il coefficiente di boscosità più elevato.

Se indubbia è la ricchezza del patrimonio naturale della Provincia, non si deve dimenticare la qualità dei boschi che nella maggior parte dei casi sono poveri se non addirittura degradati, in linea in questo caso con il dato nazionale. Le fustaie rappresentano solo il 14% della superficie boscata e i cedui composti il 22%, la restante parte è occupata da cedui semplici o matricinati.

Un'ultima nota si vuole fare circa la distribuzione dei boschi fra le due parti, "costiera" e "padana" della Provincia; la parte interna risulta infatti più boccata, con un coefficiente di boscosità superiore al 70%, mentre la parte marittima presenta un rapporto boschi-territorio pari a circa il 55%.