I boschi del savonese Capitolo VII

Incendi boschivi

A. CAMIA

La Liguria è tra le regioni italiane più colpite dagli incendi. Se si considera il rapporto tra la superficie degli incendi che si verificano e la superficie territoriale della regione, si delinea una delle situazioni peggiori del nostro Paese da questo punto di vista . I l quadro della Provincia di Savona è in linea con il resto della Regione . La preoccupazione per i problemi legati agli incendi boschivi nel territorio savonese ha dunque indotto a dedicarvi un intero capitolo del libro.

E opportuno iniziare cercando di offrire una visione realistica del fenomeno, intorno al quale talvolta si è parlato con accenti non aderenti allo stato dei fatti; una conoscenza oggettiva di come gli incendi si manifestano può aiutarci a meglio fronteggiarli per diminuire i danni da essi causati.

Gli incendi in Provincia di Savona: distribuzione, cause e tipologie

Elaborando i dati raccolti dal Corpo Forestale dello Stato dal 1976 al 1994, si riscontra che ogni anno nel Savonese si verificano mediamente 270 incendi e che questi percorrono in totale una superficie di circa 2400 ettari, di cui circa 1900 buscati. Questo significa che gli incendi mediamente interessano ogni anno il 2% della superficie dei boschi del Savonese, un valore piuttosto elevato. Si deve però considerare che il fenomeno è estremamente variabile da un anno all'altro. Per citare un esempio, nel 1977 si sono verificati 80 incendi che hanno interessato 93 ettari di bosco mentre l'anno successivo gli incendi sono stati 470 ed hanno percorso una superficie di 4581 ettari! Simili variazioni continuano a verificarsi tutt'oggi ed è in realtà difficile individuare nel corso degli anni una tendenza precisa all'aumento o alla diminuzione; in linea generale, a meno di situazioni locali particolari, la variazione da un anno all'altro nell'ambito di periodi storici relativamente brevi è determinata in primo luogo dalle condizioni meteorologiche che si verificano e che cambiano in modo altrettanto bizzarro.

Si deve far notare al lettore che si è parlato poc'anzi di "superfici percorse" e non di boschi "bruciati" oppure "distrutti" dal fuoco. Tale terminologia è d'obbligo fra i tecnici del settore per non incorrere in fraintendimento Non necessariamente infatti il fuoco "distrugge" il bosco. Molto spesso, come si vedrà in seguito, si manifesta con fronti di fiamma molto modesti che producono appena delle scottature sui fusti degli alberi. Naturalmente tali episodi implicano in ogni caso perturbazioni di varia entità negli strati bassi della fitocenosi, con possibili spunti per processi di degradazione e conseguenze diverse a seconda delle situazioni. Non si intende pertanto sminuire la gravità della situazione ma solo fare opportune precisazioni terminologiche per una migliore comprensione del fenomeno.

La Provincia di Savona, al pari del resto della Liguria, si trova in una posizione particolarmente sfavorevole dal punto di vista degli incendi boschivi. Infatti, il periodo di elevata pericolosità non è limitato all'estate, come per le aree mediterranee, o all'inverno, come per le aree prealpine, ma è al contrario eccezionalmente esteso ad entrambi. Pertanto durante tutto l'anno, con solo una breve sosta primaverile, il Savonese è tormentato dagli incendi; fra breve ne verrà spiegato il motivo.

Gli incendi sono causati da fattori che vengono chiamati determinanti. Tali fattori sono per la quasi totalità dei casi da ricondursi all'uomo o alle attività ad esso connesse. L'incuria e la disattenzione sono spesso all'origine di focolai (cause involontarie), ma spesso la fonte di innesco degli incendi boschivi risiede nella precisa intenzione di dar fuoco (cause volontarie). Tuttavia è assai arduo determinare con certezza le cause di un incendio boschivo ed in moltissimi casi si rimane nel campo del dubbio. A questo proposito è interessante osservare che dal 1976 ad oggi, nell'ambito degli eventi verificatisi nel corso di ciascun anno nel Savonese, la percentuale di incendi dovuti a cause involontarie è rimasta grosso modo la stessa (intorno al 30%). Per quanto riguarda le cause ritenute volontarie, queste sono aumentate in modo esponenziale fino a superare il 50% dei casi mentre le cause dubbie, attribuite a più del 60% degli incendi del 1976, sono via via diminuite fin quasi ad annullarsi. È lecito chiedersi come abbiano fatto a migliorare a tal punto le possibilità investigative.

Tra le cause determinanti non sono inoltre da sottovalutare fattori non direttamente legati ad azioni pericolose o sconsiderate ma comunque sempre collegati ad attività ed infrastrutture di origine antropica. Infatti di frequente sono annotati nelle statistiche casi di incendi boschivi originati da linee elettriche o dalle scintille provocate dai freni lungo le linee ferroviarie.

A fronte di un fattore scatenante si può originare un incendio se sussistono condizioni che vengono chiamate predisponenti. Queste sono legate a tutti quei fattori ambientali che condizionano più o meno in larga misura l'evolversi ed il propagarsi di un incendio, che influenzano cioè il comportamento del fuoco. Tali fattori sono vegetazionali, topografici e meteorologici.

I fattori vegetazionali sono rappresentati dalle caratteristiche del materiale combustibile con il quale il processo di combustione degli incendi boschivi si alimenta. Tale materiale, soprattutto nelle fasi iniziali di sviluppo di un incendio, è prevalentemente costituito da necromassa, cioè da rametti, lettiera e in generale da vegetali morti o parti di essi presenti nel sottobosco . La vegetazione vivente subisce l'incendio ma non sempre prende parte attivamente al suo sviluppo. Sono importanti a riguardo del combustibile quantità, qualità e disposizione spaziale.

I fattori chiamati topografici sono sostanzialmente quelli legati alla pendenza dei versanti ed alla esposizione. Un fronte di fiamma che avanza in pendenza produce un forte preriscaldamento verso i combustibili che stanno a monte; come con il fronte stesso avanzerà più velocemente. Nel caso invece di fronti di fiamma discendenti, la velocità di propagazione sarà minore ma il tempo di residenza, cioè il tempo durante il quale la combustione permane in un certo punto, sarà maggiore, con possibili ulteriori conseguenze negative sul suolo e sulla vegetazione.

Per quanto riguarda l'esposizione del versante, l'azione predisponente si esplica in maniera indiretta, determinando situazioni di maggiore o minore secchezza dei combustibili e quindi modificando la predisposizione agli incendi.

I fattori meteorologici agiscono come cause predisponenti secondo due principali modalità: la prima modificando il contenuto idrico del materiale combustibile (necromassa), la seconda favorendo fisicamente, mediante il vento, la diffusione dell'incendio. Il vento infatti, oltre a favorire il disseccamento dei combustibili, produce un'azione simile a quella della pendenza, aumentando il preriscaldamento dei vegetali posti davanti al fronte di fiamma che avanza. A seconda della combinazione che possiamo avere dei fattori predisponenti descritti, il fuoco può propagarsi diversamente assumendo un comportamento particolare in ogni situazione. Il lettore può comprendere che la casistica delle possibili combinazioni nel tempo e nello spazio è praticamente infinita e che questo spiega la grande variabilità e imprevedibilità del fenomeno degli incendi boschivi.

L'andamento stagionale degli incendi nella Provincia di Savona, con un picco invernale ed uno estivo, è fondamentalmente legato a contingenze meteorologiche delle stagioni, combinate con lo stato vegetativo dei boschi.

Le scarse precipitazioni dei mesi di gennaio e febbraio unite alle condizioni di secchezza della vegetazione dovuta al riposo vegetativo, determinano un periodo di pericolo di incendio nei mesi invernali. D'altra parte l'aridità estiva che si verifica nel versante marittimo del Savonese, insieme alla secchezza diffusa della vegetazione mediterranea in agosto e settembre, mette in condizioni di pericolo elevato i boschi di questa parte della Provincia, che in definitiva sono di gran lunga più colpiti di quelli del versante padano.

I motivi di questa differenza tra le due zone della Provincia sono molti. Le condizioni meteorologiche della fascia marittima (scarsità di precipitazioni, aridità estiva, ventosità), la densità della popolazione, l'intensa frequentazione turistica con tutte le infrastrutture ad essa connesse, la presenza di vegetazione particolarmente soggetta al fuoco (conifere con specie particolarmente infiammabili nel sottobosco, macchia mediterranea).

La distribuzione delle superfici percorse mediamente dal fuoco nel corso dell'anno mette in evidenza ancora meglio i picchi invernale ed estivo di pericolosità di incendio.

Tuttavia, come accennato in precedenza, la superficie percorsa dal fuoco fornisce una quadro parziale della realtà. Il comportamento del fronte di fiamma è infatti estremamente diversificato e altrettanto diversificate sono le conseguenze sull'ecosistema che ne possono derivare.

Uno dei parametri fondamentali per descrivere il comportamento del fuoco è l'intensità lineare che esprime il calore emanato nell'unità di tempo da un'unità di lunghezza del fronte di fiamma. Questa grandezza, che possiamo approssimativamente visualizzare nella lunghezza delle fiamme, è direttamente correlata agli effetti che il fuoco produce al suo passaggio; inoltre la stima dell'intensità lineare è molto importante per definire le possibilità ed i mezzi da impiegare per l'estinzione dell'incendio.

Gli incendi boschivi possono poi essere di diverso tipo a seconda degli strati di vegetazione coinvolti.

La maggior parte degli incendi che si verificano in Provincia di Savona, ed in particolare quelli nella parte interna, sono di tipo radente. Interessano cioè solo il sottobosco e gli strati più bassi senza arrivare alle chiome degli alberi. Questo vale soprattutto per gli incendi invernali nei boschi di caducifoglie, ma anche negli altri casi spesso, fortunatamente, le condizioni predisponenti non solo tali da fare arrivare il fuoco alle chiome degli alberi. Se l'intensità sviluppata dall'incendio raggiunge un limite critico possiamo avere un incendio cosiddetto di chioma, che è altamente distruttivo e assai pericoloso per gli operatori addetti all'estinzione. Questi sono gli incendi che si possono avere più frequentemente nelle pinete o nelle formazioni di macchia alta. Come visto queste formazioni sono più diffuse nel versante marittimo del Savonese, dove il problema degli incendi è più grave.

Nell'ambito dei due tipi di incendio citati ci sono poi diverse situazioni intermedie e ulteriori sottotipi che non è il caso di approfondire, e uno stesso incendio può assumere connotazioni diverse nel corso del suo sviluppo.

Vi è poi un terzo tipo di incendio boschivo che viene chiamato sotterraneo. Si tratta di un incendio che si propaga nei primi strati di materiale organico del suolo, immediatamente al di sotto della lettiera, e che non produce fiamma. È il caso più raro ma non infrequente; nonostante proceda molto lentamente e apparentemente non Sembri pericoloso, in realtà l'incendio sotterraneo è letale per gli alberi, che vengono scottati a morte a livello dell'apparato radicale.

Con riferimento alle superfici percorse, e tenendo conto di quanto fin qui illustrato, è opportuno a questo punto spendere alcune parole conclusive per approfondire ulteriormente, seppur con i limiti imposti dai dati esistenti, la descrizione degli incendi nella Provincia di Savona.

Dal 1976 al 1994 si sono verificati 5155 incendi che hanno percorso in totale 44360 ettari, di cui 36870 erano coperti da boschi, mentre i restanti erano costituiti da prati, pascoli, terreni agrari e incolti.

Raggruppando gli incendi boschivi secondo la superficie, si osserva che la maggior parte di essi (58%) ha percorso una superficie inferiore ali 'ettaro. Viceversa gli incendi di notevole estensione, superiore ai 100 ettari, rappresentano soltanto una piccola parte del totale (1,6%). Tuttavia la metà di tutta la superficie percorsa nel corso della serie storica considerata si deve proprio a questi pochi, grandi incendi.

Le conclusioni che possiamo trarre da queste elementari considerazioni statistiche sono la conferma della grande variabilità degli eventi e un'indicazione della oggetti va difficoltà incontrata dagli operatori che generosamente e a più livelli cercano di contrastare la piaga degli incendi boschivi nella Provincia di Savona.

La pianificazione antincendi boschivi

La protezione del patrimonio boschivo dagli incendi si attua mediante una specifica pianificazione. I piani antincendi boschivi vengono redatti a scala regionale secondo le prescrizioni della Legge 47/75.

La regione Liguria in ottemperanza a tale normativa ha realizzato un primo "Piano regionale per la difesa dei boschi dagli incendi e di ricostituzione forestale" nel corso del 1975. A tale piano è seguito un aggiornamento per il periodo dal 1990 al 1994 che recepisce quanto prescritto dalla Legge Forestale Regionale (L.R. 22/84).

In generale un piano antincendi prevede interventi di prevenzione, estinzione e ricostituzione dei boschi percorsi dal fuoco. Un concetto basilare di pianificazione è che questi fondamentali capitoli devono essere equilibrati e complementari tra loro al fine di ottimizzare le azioni di protezione ed evitare sprechi di risorse.

La revisione del Piano del 1990, recependo quanto prescritto dalla L.R. 22/84 include tutti i boschi della Liguria nel Piano stesso, riconoscendo che non vi sono nella regione aree dove il livello di pericolosità di incendio sia trascurabile. Il Piano individua inoltre due tipi di zone classificate come a "elevato rischio" e a "medio rischio". Nella Provincia di Savona, così come sostanzialmente in tutta la Liguria, il limite tra le due zone decorre lungo il crinale alpino-appenninico; il versante marittimo viene classificato ad elevato rischio mentre il versante padano a medio rischio.

La conoscenza dei luoghi di maggiore pericolosità di incendio, così come dei periodi, è fondamentale per impostare la pianificazione.

Prima di illustrare gli obiettivi che si pongono nel realizzare il piano antincendi è opportuno aprire una breve parentesi che permetta di inquadrare correttamente i termini del problema.

Se pensiamo agli incendi, alle devastazioni che possono causare, al desolante quadro di un paesaggio oscurato dal fumo e poi bruciato dalle fiamme, al fuoco che talvolta mette anche a repentaglio la vita umana e che purtroppo a volte è all'origine di tragedie, vorremmo trovare il modo di porre fine una volta per tutte a questo problema.

Tuttavia il fuoco esiste sulla terra da tempi precedenti alla comparsa dell'uomo, e da sempre in certi ambienti naturali è protagonista dell'evoluzione al pari degli altri fattori ecologici. Molte specie mediterranee nei millenni hanno trovato il modo di coesistere con esso, sviluppando meccanismi di riproduzione che garantiscono comunque la perpetuazione della specie o tessuti che proteggono le parti sensibili dalle emanazioni termiche.

Secondo eminenti studiosi molti vegetali dell'ambiente mediterraneo si sono adattati al fuoco a tal punto, da favorirlo con la loro elevata infiammabilità, perché in questo modo possono eliminare le specie meno adattate ad esso e vincerne la concorrenza.

Queste considerazioni ci dicono che il fuoco non si può eliminare totalmente, perché fa parte integrante della natura. Tuttavia oggi l'antropizzazione spinta del territorio ha condotto ad una aberrazione del fenomeno, che ha assunto proporzioni non più sostenibili. E questo è vero non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche dal punto di vista dell'uomo stesso e del suo attuale rapporto con la natura; basti pensare alle richieste che oggi vengono fatte al bosco, che deve garantire la protezione idrogeologica dei versanti, deve fornire spazi per la ricreazione e il tempo libero ed altre ancora, attività del tutto incompatibili con il fuoco dal quale il bosco deve essere, per quanto possibile, salvaguardato.

Pertanto, non potendo eliminare totalmente il fuoco, per motivi economici ma anche naturali, ma nel contempo avendo l'esigenza, per non dire l'urgenza nel caso del Savonese, di diminuirne gli effetti negativi, si deve accettare un compromesso e porre, in sede pianificatoria, un obiettivo intermedio ragionevole, ammettendo che l'incendio possa verificarsi con una certa periodicità e con certi limiti di superficie e di comportamento del fuoco. L'obiettivo del piano sarà dunque la riduzione della superficie percorsa ed il contenimento delle intensità dei fronti di fiamma entro precisi limiti accettabili e definiti dal pianificatore.

La situazione in Provincia di Savona, come del resto in tutta la Liguria, è difficile; notevoli sono gli sforzi che a tutti i livelli, dalle leggi promulgate alla gestione operativa del servizio antincendi boschivi, vengono compiuti per contenere entro limiti accettabili gli incendi. Lo dimostra il fatto che per alcuni aspetti, che verranno fra breve affrontati, la legislazione regionale della Liguria sia all'avanguardia, in materia di protezione dagli incendi boschivi, rispetto alle altre regioni italiane.

Tuttavia il mutato contesto socio-economico della Provincia e le nuove dinamiche nel rapporto uomo-bosco, inserite in un ambiente che ha tutti i fattori predisponenti (topografici, vegetazionali e meteorologici) generalmente favorevoli al fuoco, determinano uno stato di fatto "strutturalmente" ad elevato rischio di incendio e pertanto molto difficile da gestire.

Fra le trasformazioni avvenute nella Provincia negli ultimi decenni, che hanno avuto ed hanno tuttora ripercussioni sfavorevoli sugli incendi boschivi, si cita ad esempio l'abbandono di molte aree rurali e montane. L'assenza prolungata di cure al bosco, prima coltivato e mantenuto artificialmente ed ora lasciato a se stesso, ha portato alla costituzione di soprassuoli transitori assai irregolari, sovente caratterizzati da un notevole accumulo di necromassa al suolo che comporta un aumento considerevole di pericolosità di incendio.

Contestualmente il cambiamento del rapporto uomo-bosco ha implicato un modo differente di considerare l'ambiente naturale che si ripercuote anche sulla pericolosità di incendio. In passato il bosco, anche quando veniva sfruttato in modo spregiudicato, era comunque riconosciuto dalle popolazioni che vivevano a stretto contatto con la natura, come fondamentale e diretta fonte di sostentamento.

L'allontanamento dell'uomo dal bosco ha fatto diminuire, soprattutto nella popolazione che oggi vive in città e che frequenta i boschi nel tempo libero, una "cultura del bosco" e con essa la consapevolezza del rischio di incendio e delle cautele necessarie per evitarlo.

La Legge Forestale Regionale (L.R. 22/84), contiene disposizioni particolari perla prevenzione e la lotta contro gli incendi boschivi che recepiscono quanto illustrato e delineano un quadro normativo per alcuni aspetti agile e moderno.

Tra gli spunti di notevole attualità vi è ad esempio il consentire e regolamentare l'uso del fuoco prescritto come strumento di prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi. Tale tecnica, eminentemente di prevenzione, consiste nel realizzare un fronte di fiamma in condizioni controllate e con precise caratteristiche, tali che parte della necromassa venga consumata e che la vegetazione vivente non debba soffrirne. È un metodo largamente impiegato da anni negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Africa ed in molti paesi d'Europa; in alcune realtà, per limitazioni economiche che non permettono altri tipi di interventi o per altri motivi, è l'unico intervento preventivo di un certo rilievo che possa essere applicato. In Italia è consentito solo in Liguria ed in Piemonte ma incontra il parere sfavorevole di molti. In effetti in diverse situazioni e località italiane è una pratica che potrebbe produrre effetti indesiderati e pertanto la sua applicazione va attentamente valutata caso per caso, tuttavia il prevederne la possibilità in sede normativa è indice di lungimiranza.

La L.R. 22/84 pone inoltre precisi limiti e divieti alle attività svolte nei boschi e in molti ambienti naturali, durante tutto il periodo definito di grave pericolosità di incendio. Inoltre regolamenta l'abbruciamento dei residui vegetali, considera i viali tagliafuoco opera di pubblica bonifica e impone di non cambiare la destinazione d'uso dei terreni percorsi dal fuoco, aggirando eventuali speculazioni edilizie.

Infine, recependo quanto prescritto dal Piano antincendi regionale, istituisce un Centro Operativo Regionale, con sede presso il Coordinamento Regionale del Corpo Forestale dello Stato al quale demanda l'organizzazione e la gestione del servizio antincendi boschivi.

Il successivo Regolamento Regionale n. 3 del 1993, recante le Prescrizioni di massima e di polizia forestale, contiene altre norme riguardanti gli incendi boschivi . In particolare vengono prescritte ulteriori cautele per l'accensione di fuochi nei boschi, si disciplina il taglio nei boschi danneggiati dal fuoco, anche in questo caso per evitare speculazioni nonché per ridurre i problemi di erosione del suolo. Il quadro normativo della Regione in materia di incendi boschivi è dunque sintomatico della sensibilità che si è andata sviluppando intorno alla problematica, che è stata recepita dal legislatore.

Dopo aver succintamente illustrato i concetti fondamentali ed alcuni elementi caratterizzanti il problema degli incendi nella Provincia di Savona, nonché segnalato i punti salienti della normativa di riferimento, passiamo ora a descrivere che cosa la pianificazione può prevedere per la tutela dei boschi. Come accennato in precedenza i tre cardini degli interventi sono la prevenzione, l'estinzione e la ricostituzione dei boschi percorsi dal fuoco, tutti ugualmente importanti e nessuno risolutivo se non integrato agli altri. La prevenzione comprende tutto ciò che può essere fatto prima che gli incendi si verifichino. Si distingue una prevenzione indiretta e una diretta.

La prevenzione indiretta riguarda le azioni effettuate non direttamente sul bosco e mirate a ridurre le occasioni di incendio, agendo quindi sulle cause determinanti, mediante una opportuna opera di educazione e informazione della popolazione. Ne sono esempi l'insegnamento nelle scuole dei criteri preventivi o il collocamento di cartelli nel bosco che informano dell'esistenza del pericolo di incendio.

La prevenzione diretta è invece relativa agli interventi che vengono fatti nel bosco, principalmente agendo sulle cause predisponenti, per diminuire l'intensità di eventuali fronti di fiamma o per facilitare le operazioni di spegnimento. Dei fattori predisponenti solo la vegetazione può essere modificata in modo significativo e pertanto è principalmente ad essa che la prevenzione diretta si rivolge.

Esempi di interventi di questo tipo sono la diminuzione della biomassa bruciabile, la creazione di discontinuità fra i combustibili, sia verticali, per scongiurare il passaggio in chioma dell'incendio, sia orizzontali, per rallentarne l'avanzamento.

I viali tagliafuoco sono la realizzazione più tipica di discontinuità nella vegetazione. Si tratta di elementi lineari inseriti nel paesaggio, lungo i quali la vegetazione viene eliminata o, più spesso, fortemente ridotta. Se i viali tagliafuoco sono progettati in modo da non garantire l'arresto del fronte di fiamma ma solo da diminuirne la potenza, in modo da permettere alle squadre a terra di intervenire, vengono detti viali tagliafuoco attivi. È questa la tipologia di viale più impiegata nella Provincia. Per essere utili i viali attivi devono essere affiancati da opportune opere di supporto all'estinzione: vasche di rifornimento idrico e piazzole per l'atterraggio degli elicotteri.

La prevenzione diretta può essere attuata con diversi mezzi e modalità. Si può agire con mezzi meccanici che spesso, soprattutto in aree orograficamente accidentate come il Savonese, sono assai onerosi, ovvero con altri strumenti fra i quali primeggia per economicità ed efficacia il fuoco prescritto, che ad esempio viene correntemente usato in Francia e Portogallo per la manutenzione periodica dei viali tagliafuoco. In alternativa si può anche agire mediante i classici interventi Selvi colturali, plasmando gradualmente la composizione specifica e la struttura del bosco, ad esempio favorendo specie meno combustibili o garantendo un giusto ombreggiamento al suolo, compatibilmente con le condizioni stazionali, con le esigenze ecologiche delle specie e la fase di sviluppo del bosco. L'ombreggiamento crea i presupposti per elevare il contenuto di umidità della necromassa al suolo e diminuirne così la combustibilità.

A cavallo tra la prevenzione e l'estinzione si collocano l'avvistamento e la previsione del pericolo di incendio, che sono due attività strettamente collegate.

L'avvistamento può essere fatto da personale addetto che percorre il territorio nei periodi di maggior pericolo ovvero da postazioni fisse, situate in posizioni panoramiche dalle quali è possibile sorvegliare una vasta zona. Nelle postazioni fisse possono essere collocate delle telecamere comandate a distanza dalla sala operativa, alcune delle quali sono dotate Gli sensori all'infrarosso in grado di registrare le emanazioni termiche e di conseguenza rilevare l'eventuale incendio e dare l'allarme in automatico.

Per ottimizzare le procedure e abbattere i costi, il servizio di avvistamento deve entrare in funzione solo al superamento di una soglia di pericolo prestabilita. Per questo esso è in stretto rapporto con la previsione del pericolo di incendio. Tale previsione viene realizzata impiegando appositi indici di pericolo, che derivano dalla lettura quotidiana di alcuni parametri meteorologici (comunemente pioggia, temperatura e umidità relativa dell'aria, vento) e dalla loro combinazione secondo specifici algoritmi.

Il servizio di previsione del pericolo di incendio è così in grado di stimare quotidianamente il livello di pericolo della giornata e quindi, se necessario, attivare l'avvistamento, allertare il servizio di estinzione ed eventualmente avvisare la popolazione. Attualmente in Italia vengono calcolati in via sperimentale 2 indici di pericolo diversi a seconda delle regioni e si attendono sviluppi da nuove ricerche che si stanno impostando (alcune delle quali a livello europeo) per migliorare questo importantissimo tassello della pianificazione. Dopo aver attuato tutte le necessarie azioni preventive accade comunque che gli incendi si verifichino. In effetti con la prevenzione è molto difficile, per lo meno nel breve-medio termine, modificare il numero di eventi, cioè diminuire le occasioni di incendio, mentre molto si può fare per rendere meno gravi gli incendi che accadono.

In Liguria il coordinamento delle operazioni di estinzione è demandato al Corpo Forestale dello Stato. Vi è poi, importantissima, l'opera dei volontari antincendi boschivi che sono organizzati in squadre dislocate sul territorio.

L'intervento di estinzione può essere fatto da terra o dall'aria ovvero da entrambi. In generale tra i tecnici del settore è riconosciuto che, nonostante il favorevole impatto suscitato nella popolazione dall'impiego dei mezzi aerei, che sovente vengono visti come rimedio unico e assoluto per tutti i mali degli incendi, l'intervento delle squadre a terra è comunque sempre indispensabile.

L'intervento dall'aria può consistere nello scarico di grossi quantitativi di acqua sul fronte di fiamma, ovvero di ritardante, una miscela di acqua e composti chimici che favoriscono l'estinzione. Il ritardante impiegato sugli aerei è spesso colorato con pigmenti fotolabili, che scompaiono dopo pochi giorni, per permettere una buona individuazione delle "strisciate" già effettuate.

Vi sono dei limiti di comportamento del fronte di fiamma che non consentono un attacco diretto da parte dello squadre a terra. Queste in ogni caso devono essere composte da personale addestrato e correttamente equipaggiato per garantirne la sicurezza. La formazione e l'addestramento sono dunque due capitoli fondamentali che devono essere affrontati in pianificazione .

Quando l 'incendio è dichiarato sotto controllo, quando cioè il fronte di fiamma è sostanzialmente spento, iniziano le operazioni di bonifica che sono finalizzate a estinguere tutti i focolai residui interni alla zona percorsa dal fuoco, per evitare che l'incendio possa nuovamente innescarsi. Dopo la bonifica l'estinzione termina.

I danni

I danni causati da un incendio boschivo sono di diverso tipo e dipendono sia dalle caratteristiche di comportamento del fronte dl fiamma sia dalla stazione dove l'incendio è passato. Alla grande variabilità degli incendi e degli ambienti naturali fa riscontro una corrispondente variabilità delle loro conseguenze. I principali effetti prodotti dal fuoco interessano il suolo, la vegetazione, la fauna, l'atmosfera, il paesaggio.

Nel suolo il passaggio del fuoco provoca un forte innalzamento della temperatura, che però si limita ai primi centimetri di profondità, non riscontrandosi differenze di rilievo al di sotto di 5 cm. A seconda di come avviene la combustione possiamo avere una trasformazione diversa del materiale organico della lettiera. Se le temperature raggiunte non sono troppo elevate, e quindi se l'incendio è di intensità modesta, i materiali vegetali non bruciano completamente e rimangono sul terreno residui carboniosi. Se invece l'intensità del fronte di fiamma è molto elevata, può aver luogo la cosiddetta calcinazione della lettiera, con consumo pressoché totale di tutte le componenti organiche del materiale e rilascio delle sole ceneri, cioè degli elementi minerali contenuti nei vegetali. La calcinazione si riconosce a posteriori perii colore nettamente chiaro dei residui della combustione.

Le elevate temperature raggiunte modificano la struttura del suolo, la sua composizione chimica nonché i microrganismi presenti negli strati più superficiali.

In particolare tra i processi più rilevanti si osserva una perdita di sostanza organica che viene in parte mineralizzata determinando una blanda ma temporanea concimazione. Tale effetto è solo momentaneamente positivo poiché le ceneri vengono facilmente dilavate con la pioggia, mentre la lettiera, magazzino di sostanza organica, è scomparsa consumata dall'incendio. In alcuni casi, ma non sistematicamente, ad alcuni centimetri di profondità si forma, dai residui catramosi della combustione, uno strato idrorepellente, che favorisce nettamente l'erosione del suolo. I processi erosivi vengono comunque accelerati a seguito dell'incendio a causa dell'assenza momentanea di copertura vegetale, che non può più costituire un ostacolo all'azione battente della pioggia ed al ruscellamento dell'acqua. Dal punto di vista degli effetti del fuoco sul suolo l'erosione rappresenta, soprattutto in ambiente mediterraneo, un grosso problema.

Gli effetti del fuoco sulla vegetazione dipendono in larga misura dalle specie. Tra esse ve ne sono alcune, dette pirofite, che hanno sviluppato particolari meccanismi di resistenza al fuoco. Le pirofite passive sono in grado di opporsi alle emanazioni termiche del fronte di fiamma in modi diversi; grazie a tessuti corticali particolarmente sviluppati, come ad esempio nel caso della quercia da sughero, ovvero alla particolare composizione chimica dei tessuti che le rende poco infiammabili, come nel caso delle tamerici. Le pirofite attive, nel corso dell'evoluzione e di millenni di convivenza con il fuoco, hanno invece sviluppato meccanismi di sopravvivenza della specie attraverso la protezione dei semi o di altri organi di propagazione, che vengono in molti casi attivati dalle alte temperature innescando un processo di intensa rigenerazione del soprassuolo. Esempi di tale comportamento li ritroviamo, come già ricordato, nel pino d'Aleppo e nel pino marittimo. Tra le specie della macchia mediterranea alcune, come ad esempio i cisti, sono stimolate dal fuoco alla rinnovazione gamica (cioè mediante la germinazione del seme), altre sono stimolate ad emettere nuovi getti dai tessuti radicali immediatamente sotto il livello del suolo o da altri organi di resistenza che sono sopravvissuti al passaggio del fuoco (rinnovazione agamica).

Sebbene alcune specie ma più in generale alcuni ecosistemi siano adattati al fuoco, l'azione dell'uomo ne ha modificato nel tempo anche il grado di vulnerabilità, nonché introdotto diversi tempi di ritorno dell'incendio nello stesso ambiente, trasformando la normale azione ecologica del fuoco in fonte di degrado.

Nonostante la macchia mediterranea sia in grado di ricostituire la copertura vegetale in pochissimi anni, dopo il passaggio del fuoco la composizione della comunità vegetale sarà leggermente modificata, a vantaggio delle specie meglio adattate, mentre il suolo impiegherà del tempo a recuperare ciò che è andato perduto nell'incendio. Se, prima che la comunità vegetale abbia avuto il tempo di ricostituirsi completamente, si verifica nuovamente un incendio, si creano i presupposti per innescare una serie di degradazione. D'altra parte quando l'incendio interessa formazioni molto evolute, come ad esempio le leccete, il disturbo che determina potrà essere compensato solo dopo anni di lenta ricostruzione della fitocenosi originaria.

Per quanto riguarda la fauna, nonostante quanto si sarebbe portati a pensare, è stato constatato che gli ambienti dominati dal fuoco sono più ricchi di animali.

Quando si verifica un incendio gli animali con scarsa mobilità saranno sfavoriti rispetto a quelli che possono sfuggire al fuoco e trovare rifugio lontano dalla zona percorsa. Dopo l'incendio si ha un'intensa trasformazione dell'ambiente dove può svolgersi la vita degli animali, che comporta la formazione di nuovi habitat a seguito della distruzione dei precedenti. La conseguenza è una fluttuazione delle popolazioni animali, da un lato con una migrazione verso le aree non percorse dal fuoco, dall'altro con l'ingresso di specie diverse nell'area interessata dall'incendio, da parte di individui che vanno ad occupare le nuove nicchie che si sono venute a creare. Purtroppo di frequente tra i nuovi arrivati si annoverano anche ospiti indesiderati al soprassuolo arboreo, come i cosiddetti parassiti di debolezza, che approfittano delle condizioni di stress della vegetazione per trovare sostentamento e causare ulteriori problemi alla vita del bosco.

L'effetto inquinante degli incendi delle nostre realtà è in sostanza trascurabile. Tuttavia soprattutto nei pressi dei centri abitati, le particelle ed il fumo che vengono prodotti possono essere causa di disagi momentanei.

Gli effetti sul paesaggio sono ovviamente sentiti maggiormente nelle località turistiche, ma anche altrove si cerca di salvaguardare tale aspetto. Il paesaggio è facilmente perturbabile anche da fronti di fiamma modesti tuttavia, a meno di incendi distruttivi e di vaste proporzioni, si ricompone piuttosto velocemente anche se con modificazioni di varia entità.