I boschi del savonese Capitolo VIII

Boschi di particolare interesse

R. MARCHISIO

Il territorio savonese è caratterizzato da una rilevante copertura forestale .

I boschi di principale pregio sono localizzati prevalentemente lungo il crinale appenninico-alpino percorso dall'Alta Via dei Monti Liguri, importante itinerario escursionistico, ed in Val Bormida, la zona con il più alto coefficiente di boscosità della Provincia.

In questo capitolo, dedicato soprattutto alla conoscenza diretta dei più bei boschi del Savonese, vengono descritti alcuni di questi boschi, scelti tra i più accessibili e meglio visitabili, tra i quali le foreste demaniali della Provincia e quelli presenti all'interno di aree protette .

Per ognuno dei boschi considerati si sono descritti i caratteri forestali ed ambientali, cioè l'estensione, la composizione vegetazionale, la gestione forestale, la fauna, inoltre, al fine di facilitare la possibilità di osservare direttamente i caratteri particolari di queste foreste ci si è occupati della fruizione ed in particolare degli strumenti che permettono di raggiungere, di percorrere e di visitare il losco: collegamenti stradali, sentieri escursionistici e Aree picnic.

I boschi del Monte Beigua

Caratteri forestali e ambientali

Il Monte Beigua è situato al confine tra i Comuni di Varazze e di Sassello, ad Est del Colle di Cadibona.

Il versante marittimo del Monte Beigua è caratterizzato da pendenze elevate, con frequenti pareti rocciose, spuntoni, ripidi canaloni; questo modellamento caratteristico è collegabile ad eventi tettonici ed erosivi . Il crinale e l'alto versante padano sono caratterizzati da una morfologia morbida la cui monotonia è rotta dalle emergenze dei "bric" (rilievi arrotondati) e delle rocche (rilievi più aspri).

La cima del Monte Beigua, occupata ed "evidenziata" da numerosi ripetitori televisivi, è caratterizzata dalla presenza di aree prative che si alternano al bosco. Per quanto riguarda il versante padano, la superficie è quasi completamente coperta da boschi.

Il Monte Beigua è al centro dell'Area protetta omonima istituita con legge regionale n° 16 del 1985; l'Area protetta ha un'estensione di quasi 20000 ettari e comprende porzioni di territorio delle province di Savona e Genova interessando ben undici Comuni: Sassello, Stella, Urbe, Varazze (SV), Arenzano, Campo Ligure, Cogoleto, Genova, Masone, Rossiglione, Tiglieto (GE).

Il principale aspetto che rende affascinante il Monte Beigua è il bosco che è diffuso dalle pendici fino alla vetta.

Lungo il crinale, anche sul versante marittimo sono presenti faggete e pinete di pino nero. Queste ultime non costituiscono popolamenti naturali ma artificiali, diffusi dall'uomo negli anni '50 e rappresentati da fustaie coetanee. Le faggete sono governate a ceduo e sono popolamenti coetanei, in alcuni casi anche molto giovani. I prati, oltre ad avere interessanti fioriture, cominciano ad essere colonizzati da piantine di faggio (risultato della rinnovazione naturale). Il faggio dà boschi molto estesi ed in continua espansione. Il sorbo montano ed il nocciolo formano coperture arbustive che, in primavera, fioriscono con varietà di colori e di profumi. In questa zona negli ultimi dieci anni si sono verificati una decina di incendi boschivi e sulla corteccia di alcuni pini sono ancora visibili le scottature. Sul versante padano del Monte Beigua per fortuna la flora e la fauna non hanno dovuto subire il trauma del fuoco. Talvolta il faggio forma boschi misti con l'acero di monte e la rovere, dando luogo ad affascinanti varietà cromatiche. Nei prati cresce il sorbo degli uccellatori, un arbusto la cui chioma, in estate, si colora di un rosso intenso per la maturazione di grappoli di "pomi", estremamente "attraenti" per gli uccelli. Alle quote più basse, oltre i confini del parco, iniziano i boschi di castagno, a volte in stato di abbandono, ma comunque produttori di legname sano, privo di difetti, e di frutti rinomati.

Per quanto riguarda la fauna il Monte Beigua costituisce il limite occidentale di diffusione di alcune specie endemiche italiane come la salamandrina dagli occhiali e il tritone punteggiato, inoltre la zona rappresenta il limite orientale per la diffusione del colubro lacertino un serpente diffuso dall'Algeria nella nostra regione attraverso la Penisola Iberica e la Francia.

La zona è altresì importante per l'avifauna, soprattutto per i rapaci migratori nell'area mediterranea. Nel Mediterraneo occidentale vi è un asse migratorio che in primavera è orientato da Sud-Ovest verso Nord-Est; questo è un fronte ampio e diffuso di rotte principali e secondarie. La direzione di volo verso Nord-Est è innata negli uccelli che tornano dall'Africa e la maggioranza di essi nidifica nell'Europa centrale ed orientale. Il territorio ligure diventa importante per la sua collocazione nel punto più settentrionale del Mediterraneo occidentale e per la conformazione della linea degli Appennini che, partendo da svariati chilometri di distanza dal mare nella Liguria occidentale, tende ad avvicinarsi nei pressi di Arenzano fino a soli 5 km. dalla costa. I rapaci seguono i rilievi e la costa, mantenendo la direzione verso Nord-Est e, provenendo da un ampio fronte migratorio da Sud-Ovest, si concentrano ad Ovest di Genova in un settore ristretto a causa della posizione geografica e della conformazione dei rilievi. Il punto ove convergono rotte principali e secondarie si trova proprio nella zona del Beigua.

Questa teoria è stata elaborata dopo sei anni di osservazioni e sulla base di confronti con altre località di passaggio nel Mediterraneo. In seguito ad una ricerca nel territorio del Comune di Arenzano, promossa dal Parco del Beigua e condotta da Luca Baghino, ornitologo della LIPU, si è rilevato il passaggio delle seguenti specie: falco pecchiaiolo, nibbio bruno, nibbio reale, capovaccaio, biancone, falco di palude, albanella reale, albanella minore, albanella pallida, sparviero poiana, aquila minore, falco pescatore, gheppio, grillaio, falco cuculo, smeriglio, lodolaio. Globalmente il numero di individui censiti con rilievi visivi è stato di 3927 unità. Si stima che il numero di rapaci che passa in questa zona nella stagione primaverile sia superiore ai 5000 individui.

La presenza di caprioli è relativamente scarsa, a differenza di quanto si verifica in altri boschi della Provincia di Savona, più diffuso è il cinghiale che, in questo ultimo decennio ha avuto un'espansione su tutto il territorio provinciale.

Visita

Il Monte Beigua (1287 m) è raggiungibile sia dal versante tirrenico sia dal versante padano con strade e sentieri.

La strada comunale "Piampaludo" unisce il paese omonimo (857 m), frazione del Comune di Sassello, con la vetta del Beigua, la distanza è di circa 7 Km ., la strada sterrata, ma comunque percorribile in auto, copre il dislivello di 430 m.. Dopo aver superato i confini del Parco del Beigua, a circa 900 m di quota si incontra il Lajone, un piccolo laghetto ricco di flora e fauna tipiche delle zone umide d'alta quota. La zona adiacente alla strada è caratterizzata dalla presenza di piccole aree prative o dal bosco. Raggiunta la zona di crinale, in località "Prà Riondo" (1096 m) presso l'omonimo ristorante si trova un'area picnic del Parco e, pochi chilometri più avanti si è prossimi ai già citati ripetitori televisivi che indicano la cima del Monte Beigua.

La strada provinciale "del Beigua" unisce il monte con la costa ligure. Partendo da Varazze la strada costeggia per alcuni chilometri il torrente Teiro e in corrispondenza della frazione Pero (170 m) inizia la lunga salita (con oltre 1000 m di dislivello) verso la cima del Monte Beigua. A circa 400 m di quota, superata la frazione Alpicella si entra nel territorio del Parco, la strada è immersa in un bosco misto di latifoglie, in una radura è presente l'Area picnic "Meugge". Salendo di quota si ha un mutamento della vegetazione: a piccole aree prative si alternano pinete di pino nero. La strada si sviluppa in tornanti dai quali è possibile ammirare paesaggi che comprendono l'intera riviera ligure e la dorsale "appenninica". Questa strada rappresenta una delle zone più interessanti dell'Area protetta del Monte Beigua per l'alto valore paesaggistico e ricreativo.

A circa 1200 m di quota è presente un'altra area picnic (Pian di Stella); in questa zona l'albero più diffuso è il faggio il quale ha sostituito in varie zone il pino nero. Dopo poche centinaia di metri di strada si raggiunge la cima del Monte Beigua.

Il crinale del Beigua è parte dell'itinerario dell'Alta Via dei Monti Liguri (AV), che si estende da Ventimiglia a La Spezia seguendo lo spartiacque che delimita il versante costiero ligure. L'intero sviluppo dell'itinerario è di circa 440 Km ed è suddiviso in 44 tappe. La zona del Monte Beigua è interessata dalla tappa: Colle del Giovo - Prà Riondo (13 Km). La tappa ha inizio da una strada sterrata a Nord del valico; il percorso sale lungo il versante Nord con tornanti lambendo vecchi castagneti da frutto e, subito dopo, un bosco misto di latifoglie a dominanza di faggio.

La salita diventa più ripida e, raggiunta la quota di 990 m della "Costa del Giancardo", ci si affaccia sul versante Sud. Il percorso prosegue nella faggeta fino all'altopiano, prativo, del Beigua (1200 m). Percorrendo l'itinerario sacro che porta alla chiesetta "Regina Pacis" si giunge alla cima del Beigua.

La strada verso la località Prà Riondo (1096 m) è in leggera discesa e attraversa aree prative che in estate sono pascolate. La successiva tappa dell'alta Via", interna al territorio del Parco del Beigua, è lunga 8.8 Km. e collega Prà Riondo con il Passo del Faiallo. Essa si svolge lungo un vasto altipiano sommitale di notevole valore panoramico, la visuale "abbraccia" tutto l'arco alpino Nord-occidentale, l'intera costa ligure e può arrivare fino alla Corsica . L'elevata panoramicità del sentiero può essere limitata dalla presenza di nebbia, frequente anche nel periodo estivo.

La Foresta Demaniale del Deiva

Caratteri forestali e ambientali

La foresta demaniale del Deiva è situata nel Comune di Sassello, nei pressi del capoluogo, e ha un'estensione di 860 ettari. La legge regionale 9 aprile 1985 ha previsto che tale superficie facesse parte dell'Area protetta regionale del Monte Beigua. Dalla foresta emergono i rilievi: Bric di Salmaceto (701 m), Cima di Deiva (707 m) e Bric della Rama (672 m).

Il bosco è composto da castagno, rovere ed in misura minore da orniello, Carpino nero e pini.

La grande presenza del castagno, diffuso, come si è visto, in tutta la Provincia, è dovuta all'estrema importanza che aveva questa specie in passato sia per la produzione di castagne sia per la produzione di assortimenti legnosi (paleria) molto utili per le produzioni agricole delle zone limitrofe piemontesi (vigne). La rovere forse è la specie che più ha subito la diffusione del castagno, anche se va detto che nella foresta essa è presente ancora in modo consistente.

Il Carpino nero e l'orniello sono le specie prevalenti dei caratteristici boschi misti nei quali, qua e là, in primavera emerge la bianca fioritura dei ciliegi selvatici.

Questi boschi misti sono coetanei e governati a ceduo. Nelle vicinanze del greto dei torrenti la vegetazione diventa di tipo ripario e vi si trovano soprattutto salici e ontani neri.

Nella zona occidentale della foresta, presso la località Bonuzzo, troviamo invece una pineta creata con un rimboschimento degli anni '50, quando la foresta diventò demaniale.

La foresta è caratterizzata da una presenza consistente di cinghiali, caprioli e daini. Essi sono favoriti dalle interruzioni della copertura del bosco con radure e aree prative dove possono pascolare. Proprio in questi ambienti è possibile avvistare gli animali o rilevarne le tracce: segni dei morsi sui rami, sfregamenti, effettuati con le corna, sulla corteccia degli alberi. I daini sono meno comuni rispetto ai cinghiali ed ai caprioli.

Visita

La foresta si raggiunge percorrendo la Strada Statale n° 334 che collega Savona con Acqui Terme. Procedendo da Savona verso Sassello, a poche centinaia di metri dal capoluogo si incontra l'indicazione di accesso alla Foresta presso il ponte sul Rio Sbruggia; arrivando da Acqui Terme o dai centri delle Valli Orba e Stura, è necessario attraversare il capoluogo.

Ricordiamo che Sassello è un importante centro di villeggiatura: il paese in estate diventa meta di numerosi turisti provenienti soprattutto da Genova, Torino e Milano, essi trovano nella zona la possibilità di fruire di beni naturali straordinari, il Monte Beigua, la Foresta Deiva ed il torrente Erro,; uno dei corsi d'acqua più belli e integri della provincia. Un elemento di forte attrazione, soprattutto per il turismo giornaliero, è la gastronomia locale, i piatti tipici sono caratterizzati, tra l'altro, da funghi, selvaggina, castagne oltre che dai pregevoli e famosi "amaretti", prodotto dell'industria dolciaria locale.

Nella foresta demaniale è presente un itinerario escursionistico lungo 15 Km. Si tratta di una strada sterrata percorribile a piedi, a cavallo o in mountain-bike. La prima parte del percorso si sviluppa all'interno di un bosco di conifere; in alcuni punti la densità delle piante è elevatissima ed è evidente l'origine artificiale del popolamento. A circa un chilometro dalla partenza si raggiunge il castello Bellavista (478 m), costruzione ottocentesca. Dopo alcune centinaia di metri inizia il percorso ad anello impostato tra quote variabili tra i 500 e i 650 metri che circoscrive la zona centrale della foresta . Dopo aver attraversato boschi misti di latifoglie, l'itinerario, presso la località Bonuzzo rientra nel bosco di conifere. In località Giumenta è presente una sorgente. Lungo la Strada Statale n° 334 presso il Colle del Giovo a pochi chilometri dalla foresta del Deiva, vi è un'area picnic, che include il Forte Moglie, struttura militare abbandonata. L'area picnic localizzata all'interno di una pineta a pino nero, è attrezzata di tavoli e panche, braceri protetti e punti acqua, inoltre è corredata da un percorso ginnico attrezzato.

Sempre al Colle del Giovo, ma lungo la Statale n° 542 che unisce il Colle con la Valle Bormida, è presente anche l'area picnic Scarato.

I boschi della Riserva Naturalistica dell'Adelasia

Caratteri forestali e ambientali

I boschi dell'Adelasia sono situati nel Comune di Cairo Montenotte, sul versante padano della Provincia di Savona e fanno parte di una vasta proprietà della 3M Italia che dal 1989 è Riserva Naturalistica.

I confini orografici della Riserva sono caratterizzati da una successione di rilievi che dal crinale appenninico si dipartono verso Ovest: abbiamo il Bric del Tesoro (852 m), il Bric Curlino (823 m), il Bric degli Scaglioni (692 m) e il Monte Cisa (710 m).

Altri rilievi che caratterizzano il reticolo orografico della Riserva sono il Bric dell'Amore (670 m) e la Rocca dell'Adelasia (698 m).

L'albero più diffuso nei boschi dell'Adelasia è il faggio, esso è presente alle quote più basse in popolamenti misti mentre alle quote più alte dà luogo a faggete pure governate a ceduo o a ceduo composto. La faggeta più bella della Riserva, ricca di alberi secolari con circonferenze superiori ai tre metri, è quella del Costellasso, situata tra la Cascina Miera, sede della foresteria della Riserva, attrezzata con un centro per l'educazione ambientale, ed il Bric del Tesoro.

Il castagno è molto diffuso, localizzato prevalentemente alle quote più basse e governato a ceduo e a fustaia da frutto. Quest'ultima è stata diffusa nel corso dei secoli dall'uomo, e senza il suo intervento gradualmente sparisce. Il castagno sta così lasciando il posto ad altre specie, quali: il Carpino nero, l'orniello, la roverella, l'acero campestre, il ciavardello, il ciliegio selvatico, il cerro, la rovere, il Carpino bianco, il nocciolo, l'acero di monte ed il tiglio. Il patrimonio faunistico della Riserva dell'Adelasia è consistente grazie alla presenza di vari ambienti come: i corsi d'acqua, o le aree prative, i boschi. Nei ruscelli è presente un crostaceo, un tempo molto diffuso ed ora raro: il gambero di fiume; di colore bruno, può raggiungere 15 centimetri di lunghezza, è provvisto di un paio di grosse chele con cui cattura le sue prede . Sono ovviamente presenti anche i pesci, in particolare le trote, le arborelle, i cavedani.

Le specie più diffuse degli anfibi sono: il rospo comune, la rana rossa e la salamandra giallo-nera. Consistente è anche la presenza dei rettili, si passa dal saettone, specie tipica di boschi collinari, alla comune biscia d'acqua ed alla natrice viperina, entrambe ottime nuotatrici. Segnaliamo inoltre il ramarro, l 'orbettino e la vipera, quest'ultima è diffusa soprattutto nelle zone prative.

Numerose sono le specie di uccelli: fiorrancino, capinera, pettirosso, usignolo, ghiandaia, colombaccio, picchio verde e picchio muratore. Quest'ultimo corto e "massiccio", si arrampica sugli alberi con brevi "corrette" in qualsiasi direzione, compresa quella all'ingiù, "martella" le noci dopo averle incuneate nella corteccia e predilige i cedui invecchiati, molto diffusi nel territorio della Riserva.. Il picchio rosso maggiore tambureggia rapidamente su rami morti che risuonano. Altri uccelli caratteristici dell'ambiente boschivo presenti nel territorio dell'Adelasia sono: la cincia mora, il codibugnolo ed il ciuffolotto. Negli ambienti torrentizi, sono comuni la ballerina gialla e il merlo acquaiolo.

Significativa è anche la presenza dei rapaci, ricordiamo la poiana e il gheppio e, tra i rapaci notturni, l'allocco, la civetta e il barbagianni.

Nei boschi della Riserva vi sono anche molti mammiferi: l'arvicola, il riccio, il ghiro, la talpa, la donnola, lo scoiattolo, la faina, il tasso, la volpe e la lepre, introdotta per scopi venatori. Particolarmente diffusi nel territorio dell'Adelasia e in tutto il Comune di Cairo Montenotte sono i cinghiali ed i caprioli, specie che non hanno predatori veri e propri e che sono in continuo aumento. Il capriolo fu immesso in Liguria, proprio a Ferrania, nel 1952, nella Riserva di caccia della "Ferrania" (ora 3M) e in seguito all'abbandono della Riserva iniziò la progressiva diffusione nel Savonese, ancora oggi in crescita.

Visita

Il territorio della Riserva dell'Adelasia ha due principali accessi stradali, il primo è situato alla periferia di Ferrania: procedendo lungo la Strada provinciale che unisce Ferrania con Bragno, si attraversa la linea ferroviaria presso la stazione lasciando sulla sinistra il borgo antico del paese e poi si svolta a destra nella strada Ferranietta che si sviluppa lungo la valle omonima. Dopo poche centinaia di metri la strada diventa sterrata e si sviluppa a fianco di aree prative, campi e lembi di bosco. La strada termina dopo quasi 2 Km nei pressi della cascina "Caramellina", in questa zona ha inizio uno degli itinerari della Riserva ed è stato installato un "Percorso Vita".

Il secondo accesso alla Riserva è situato lungo la strada provinciale Montenotte Superiore in corrispondenza di un ampio tornante in prossimità della località Traversine, si accede alla zona Est della Riserva dove è situata la Cascina Miera e da dove si dipartono interessanti itinerari escursionistici.

La 3M Italia, proprietaria della Riserva Naturalistica, ha effettuato un restauro conservativo della "Cascina Miera", situata nell'estremità ad Est della Riserva, al fine di realizzare un centro di educazione ambientale con rifugio escursionistico a fruizione pubblica. Il centro è dotato di 10 posti letto e di tre sale destinate ad attività didattiche, di una biblioteca e di un'aula per conferenze.

Nel 1992 nei pressi della località Saraveglione e della Cascina Caramellina, nel territorio a monte della confluenza del Rio della Beghina nel Rio Ferranietta è stato realizzato un percorso "Vita": lungo 1.5 Km con 15 tappe in ognuna delle quali sono posti cartelli che spiegano ai visitatori gli esercizi ginnici da effettuare.

Lungo parte del confine orientale della Riserva si svolge la 17a tappa dell'Alta Via dei Monti liguri (Colle di Cadibona - Le Meugge) che, in questo tratto, coincide con la strada provinciale "Montenotte Superiore". E' consigliabile quindi, per gli escursionisti, effettuare una variante all'interno della Riserva.

Nei boschi della Riserva naturalistica dell'Adelasia sono presenti quattro itinerari.

1) L'itinerario n° 1 è lungo 5 Km ed è a sviluppo circolare. La partenza (693 m) è situata in corrispondenza di un'ampio tornante lungo la strada Provinciale "Montenotte superiore", nei pressi della località Traversine . Oltrepassata la Cascina Miera, a 880 m di quota inizia la faggeta del "Castellazzo", che per una pluriennale assenza di utilizzazioni forestali, sta perdendo i connotati della originaria forma di governo a ceduo e si sta evolvendo a fustaia. Si segnalano esemplari di faggio che hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli, con circonferenza di circa tre metri. Il sentiero si snoda lungo il crinale del Bric del Tesoro, percorrendo i luoghi che furono teatro di battaglia tra Francesi e Austro-Piemontesi nella battaglia di Montenotte (1796) con cui iniziò la 1° Campagna Napoleonica d'Italia. Al termine del pianoro, in località Taverin, si scende verso quote inferiori; al piede di una ripida discesa che attraversa un bosco misto di castagno e faggio si giunge alla Rocca dell'Adelasia che è il punto panoramico più importante dell'intera zona.

Proseguendo per un'ampia carrareccia si raggiunge in pochi minuti il punto di partenza. Nella parte finale del percorso, presso la località Pian Nocciola vi è una piazzuola anticamente usata per la produzione del carbone di legna.

2) L'itinerario n° 2, lungo 6 Km (ad anello), ha inizio nella porzione più bassa della Riserva, nella Valle del Rio Ferranietta. La partenza è situata a 400 m di quota, presso la "Cascina Caramellina", una delle poche fattorie abitate della zona. Il sentiero, che inizialmente si svolge lungo prati, prosegue attraverso cedui di castagno e faggio dove è possibile rinvenire tracce del capriolo e del cinghiale. Nei pressi della Cascina Psigni sono presenti esemplari di una specie arborea rara, la "cerrosughera" (Quercus crenata), incrocio tra cerro e sughera. Con una deviazione a destra di poche centinaia di metri si raggiunge la Rocca dell'Adelasia. Si torna al punto di partenza attraverso un'ampia carrareccia, lungo la quale si incontra una sorgente perenne.

3) L'Itinerario n° 3, come il n° 1, ha inizio dalla strada Provinciale "Montenotte Superiore", nei pressi della località Traversine. In prossimità dei luoghi della battaglia napoleonica, mentre l'itinerario n° 1 si dirige a sinistra, l'itinerario n° 3 prosegue lungo la carrareccia dirigendosi verso i confini settentrionali della Riserva.

La carrareccia sale attraversando un bosco di faggio misto a castagno e raggiunge gli 800 m di altezza, passa poi attraverso una zona in cui occasionali abeti rossi costeggiano il sentiero dove sono evidenti gli schianti da neve che si sono verificati negli ultimi inverni. Si prosegue scendendo fino alla località "Chiappa" caratterizzata da un'area prativa che rappresenta un interessante punto panoramico, dal quale nelle giornate più limpide è possibile scorgere il gruppo del Monte Rosa. Nel periodo primaverile in questa zona c'è il passaggio, numericamente consistente, di uccelli migratori, prevalentemente di rapaci che, dal Mediterraneo occidentale si spostano verso l'Europa Nord-Orientale. Proseguendo si giunge in località Pianellazzo (706 m), margine occidentale della Riserva. Qui transita un altro importante itinerario escursionistico denominato "Bormida Natura", che collega le Aree protette della Val Bormida (Riserva Naturalistica dell'Adelasia, Area protetta "Bric Tana" di Millesimo, Area protetta "Langhe di Piana Crixia", Oasi faunistica di Rocchetta Cairo).

Il percorso prosegue verso il Bric degli Scaglioni; superato il Rio Lamone la carrareccia giunge al Rio Grinda, la vegetazione è quella tipica delle zone umide. Lasciato il Rio si sale fino a "Cascina Grinda" per poi proseguire, attraversando il Rio della Chiappa, fino alla "piana" della località Amore; si attraversa un vecchio castagneto da frutto e, dopo una salita piuttosto ripida, si giunge alla Rocca dell'Adelasia. La parte conclusiva dell'itinerario è comune a quella del percorso n° 1.

4) L'itinerario "A", è così denominato in quanto studiato e "collaudato" dalla rivista "Airone", che ha premiato, nel 1992, la 3M con "L'airone d'argento" per aver istituito la Riserva Naturalistica dell'Adelasia.

Il percorso ad anello è lungo circa 7 Km La prima parte del percorso è in comune con gli itinerari n° 1 e n° 3. Giunti alla località "Chiappa" si segue il sentiero che costeggia un affluente del Rio Chiappa, il terreno è accidentato, sono numerosi i ruscelli e i pantani. Si prosegue fino ai prati di "Cascina Amore" e si svolta a sinistra in direzione della Rocca dell'Adelasia, visibile sullo sfondo e raggiungibile attraverso una ripida salita.

La lecceta di Bric Vaderno

Caratteri forestali e ambientali

Il Brio Vaderno (515 m) è situato nei pressi di Rocchetta Cairo, nel Comune di Cairo Mo