Luis - Risorgimento nelle Langhe, aristocrazia e comunismo

Legione italiana in Uruguay

Numerosi valbormidesi, tra cui amici e parenti della famiglia di Placido Risani e del suo alter ego Avelino Arredondo, emigrarono in Uruguay e militarono nella "Legione italiana in Uruguay"... per esempio, senza dilungarci troppo:

Nei paragrafi seguenti riportiamo gli elenchi di legionari presenti nei seguenti libri:

Tra le parentesi tonde a destra dei nomi sono riportate le annotazioni presenti nel testo originale, tra le parentesi quadrate ci sono annotazioni e chiarimenti del sottoscritto dedotte da documenti o da altri testi.

Legionari nel libro "Los Extranjeros en la guerra grande"

Como complemento de cuanto llevamos dicho respecto a la valerosa Legion italiana, creemos prestar un importante servicio a la historia haciendo conocer la nomina de los legionarios que acompanaron al general Garibaldi en su excursion a los pueblos cuyas riberas bana el río Uruguay.

En ningun documento publico figura, ni existe constancia de ello en los archivos del estado mayor, al cual hemos recurrido en busca de datos para completar o rectificar nuestras informaciones de fuente particular.

Sin embargo, las primeras listas formadas despues de su regreso del Salto, que llevan por fecha el 19 de septiembre de 1846, nos han servido para llenar algunas omisiones, con el poderoso auxilio de los legionarios sobrevivientes senores Viglione y Servetti, y para aclarar nombres y apellidos, dudosos o equivocados, de la que obraba en nuestro poder.

Firman esas listas, el capitan Francisco Cassana, por la 1a companía; el capitan Jose' Marocchetti, por la 2a; el capitan Luis Caroni, por la 3a; y por la 4a, que hacemos figurar cuno companía de cazadores, el teniente primero Carlos Rodi.

...

He aqui' ahora la nomina de los expedicionarios a que nos hemos referido:

Estado mayor

Compania de cazadores

Primera compania

Segunda compania

Tercera compania

Legionari nel libro "La legion italiana en el Uruguay"

[A sinistra dei nomi riportiamo la numerazione originale dei componenti della legione presente nel libro di Leogardo Miguel Torterolo, numerazione che non e' stata utilizzata per indicare gli ufficiali delle compagnie e i successivi integranti delle medesime compagnie]

Plana mayor

Lista de los senores Gefes y Oficiales que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, Marzo 16 de 1847, firma del secretario Tomas Parodi):

Sucesivamente prestaron sus servicios en esta Plana Mayor, los senores:

Musica

Lista de los musicos (Por el Musico Mayor, firma el segundo Jose' Giribone):

Prestaron posteriormente sus servicios los musicos:

Primera compania

Lista de los individuos que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, April 15 de 1847, firma del capitan Gaetano Sacchi):

Prestaron posteriormente sus servicios los siguentes:

Segunda compania

Lista de los individuos que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, Marzo 15 de 1847, firma del capitan Juan Bautista Beruti):

Prestaron tambien sus servicios en la expresada los siguientes:

Tercera compania

Lista de individuos que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, Marzo 16 de 1847, firma del capitan Luis Caroni):

Prestaron tambien sus servicios en la expresada los siguientes:

Cuarta compania

Lista nominal de los oficiales y individuos de trupa que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, 16 de Marzo de 1846, firma del capitan Angel Pigurina):

Prestaron tambien sus servicios en la expresada los siguientes:

Cuinta compania

Lista de los individuos que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, Marzo 16 de 1847, firma del capitan Jose' Marchetti):

Prestaron tambien sus servicios en la expresada los siguientes:

Sexta compania

Lista de los individuos que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, Marzo 16 de 1847, firma del capitan Jose' Colombo):

Prestaron tambien sus servicios en la expresada los siguientes:

Septima compania

Lista de los individuos que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, Marzo 16 de 1847, firma del capitan Natale Poggi):

Prestaron tambien servicios en la expresada los siguientes:

Octava compania

Lista de los individuos que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, Marzo 16 de 1847, firma del capitan Alejandro Montaldi):

Prestaron tambien servicios en la expresada los siguientes:

Piquete

Lista de los individuos que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, Marzo 16 de 1847, firma del capitan Ignacio Bueno):

Prestaron tambien servicios en la expresada los siguientes:

Compania de Aritlleria

Lista de los individuos que componen la expresada para la Revista de Comisario del presente mes (Montevideo, Febrero 17 de 1848, firma del capitan Giuseppe Colombo):

Compania Granaderos

Lista de individuos que componen la expresada (Montevideo, Agosto 30 de 1849, firma del capitan Jeronimo Berisso):

Prestaron tambien servicios en la expresada los siguientes:

Compania de Cazadores

Lista de individuos que componen la expresada (Montevideo, Agosto 30 de 1849, firma del capitan Jose' Bonino):

Prestaron tambien servicios en la expresada los siguientes:

[Invalidos]

[Abbiamo aggiunto noi il titolo "Invalidos", mancante nel testo originale, dato che si presume che i seguenti invalidi non facessero parte della soprastante "Compania de Cazadores" ma dei vari reparti dell'intera legione]

Lista de los invalidos existentes en la expresada (Octobre 17 de 1847):

Posteriormente figuraron en la presente lista los siguientes:

Personal de Sanidad y Empleados

[Empleados]

Cairesi militi di Garibaldi nel combattimento di Sant'Antonio de Salto

[scritto da Federico Patetta, pubblicato dall'Istituto di Propaganda per la Liguria, Savona, 1938]

Il 10 Settembre 1899 Cairo Montenotte dedico' a Giuseppe Garibaldi la modesta lapide tuttora infissa nella facciata del Palazzo Comunale, e Giuseppe Cesare Abba, stato per sedici anni lontano dal paese nativo, che non cesso' mai d'amare ma di cui doveva pur serbare molti tristi ricordi, venne a pronunciarvi il discorso inaugurale, dopo aver gia' dettato la bellissima iscrizione incisa accanto all'immagine del Grande commemorato:

Fra i Cairesi che militarono in patria con Garibaldi e' noto a tutti lo stesso Abba, in grazia soprattutto delle sue mirabili Noterelle d'uno dei Mille: d'altri, forse solo a Cairo e solo dai vecchi, sono ricordati i nomi o poco piu'; e sarebbe bene che almeno i nomi non fossero del tutto dimenticati. Dei nomi e del numero dei Cairesi che molto prima erano stati in America militi di Garibaldi, nessuno, ch'io sappia, s'e' finora curato. Eppure, per restringermi ad un solo celebratissimo fatto d'armi, non so se ci siano paesi o citta' d'Italia che abbiano avuto, fra i legionari presenti l'8 febbraio 1846 a S. Antonio del Salto tanti militi quanti ne diede a Garibaldi il nostro piccolo Comune.

Del combattimento di S. Antonio trattano diffusamente le memorie autobiografiche di Garibaldi, i suoi biografi e, recentemente, il generale Francesco Saverio Grazioli nella parte dedicata alle Campagne d'America del volume Garibaldi condottiero, pubblicato dall'Ufficio storico del Ministero della Guerra (Roma, 1932, pag. 54 e segg.). Mi limitero' quindi a pochi cenni, tratti quasi tutti da documenti sincroni. S'era formata a Montevideo da alcuni anni, ed era comandata dal Colonnello Garibaldi, una Legione Italiana in difesa dell'indipendenza dell'Uruguay contro il Rosas, dittatore dell'Argentina. Nella mente dei capi, e nominatamente di Francesco Anzani, che aveva gia' combattuto nella Grecia, nella Spagna, nel Portogallo, nel Brasile, ed era accanto a Garibaldi, ispiratore ed istruttore militare dei legionari, era pero' ben fissa l'idea che la legione, non appena sembrasse possibile, dovesse essere trasportata in Italia, per anticiparvi, molto piu' vicino a noi, quella che fu poi la spedizione garibaldina in Sicilia. Lo dichiarava l’Anzani in una lettera, non so se gia' nota, scritta da Montevideo il 5 agosto 1845 a un compagno italiano: "non ti parlo del mio viaggio in Italia ne' del poco o per meglio dire nessuno profitto che tirai dalla mia missione, ne' della mia prigionia ed esilio in America. Troppo lunga ne saria la descrizione. Sappi solo che appena arrivato in Montevideo ritornai all'antico mestiere. Ho militato in una provincia del Brasile chiamata Rio Grande del Sud, che si era sollevata contro l'Imperio proclamando la sua indipendeza e governo repubblicano. In seguito, essendosi formata una legione Italiana in Montevideo per difendere l'indipendenza di questo paese contro le ingiuste pretensioni del governo tirannico di Buenos-Ayres, mi vi sono cacciato dentro con mani e piedi, e sono gia' piu' di due anni che questo corpo forma l'ammirazione tanto degli abitanti del paese che degli stranieri. Credo che pronto (!) toccheremo il fine di questa guerra crudele e disastrosa, ed in allora, te Io assicuro, penseremo seriamente ad una spedizione in Italia. Non ci mancano gli elementi necessari — un'ufficialità decisa e coraggiosa, alcuni bastimenti di guerra a nostra disposizione, un bravissimo marino pieno di coraggio ed amor patrio quale e' il Colonnello Garibaldi alla direzione, la simpatia di tutti gl'abitanti di questa repubblica. Infine, se questa volta non si fara' niente, la colpa non sara' nostra".

L'ammirazione e la simpatia di cui parla l'Anzani sono provate da un atto generoso compiuto da un ricco indigeno, Fructuoso Riveira (cognome che dovro' ancora ricordare a proposito di un legionario cairese). Questi, avendo gia fatto alla Legione francese una donazione, che era stata accettata, aveva scritto il 30 gennaio 1845 a Garibaldi una nobile lettera, trasmettendogli l'atto di donazione alla Legione italiana "d'una meta' dei campi di sua proprieta' giacenti fra l'Arroyo de las Avenas e l'Arroyo Grande, al nord del Rio Negro, oltre ad una meta' del bestiame e degli edifizi esistenti su quel terreno, come rimunerazione ai servigi resi dalla Legione alla Repubblica". Diceva il Riveira che considerava la sua donazione adempimento di un sacro dovere. Rispose Garibaldi, in data di Montevideo 23 maggio 1845, che "gli Ufficiali italiani, avuta notizia della donazione, a voti unanimi avevano dichiarato, in nome della Legione, di non poterla accettare, perche', combattendo per la liberta' dell'Uruguay, avevano soddisfatto a cio' che essi riguardavano come un dovere, al quale continueranno da uomini liberi a soddisfare, dividendo, finche' le necessita' dell’assedio lo richiederanno, pane e pericoli coi loro valenti compagni del presidio di questa metropoli, senza desiderare od accettare remunerazione o compenso delle loro fatiche". Concludeva Garibaldi: "Ho in conseguenza l'onore di comunicarvi, Eccellenza, la decisione della Legione italiana, alla quale i miei sentimenti e principi si uniformano interamente, e di ritornarvi l'originale della donazione".

L'’impresa che diede grande rinomanza alla Legione italiana e rese popolare in Italia il nome di Garibaldi fu pero' il combattimento di S. Antonio, a una lega e mezzo circa dalla piccola citta' del Salto. Nell'opuscolino del 1846, che citero' fra poco, si legge che la Legione era composta di 650 italiani, "quasi tutti (meno pochi antichi uffiziali dell'Impero) operai, agricoltori, e mercadanti". Sede ordinaria doveva essere la città di Montevideo: ma l'8 febbraio 1846 Garibaldi con una parte dei Legionari si trovava nella città del Salto, e il Colonnello uruguayano Bernardino Baez, partendo, come egli stesso scrisse nella sua relazione del 10 febbraio, per occupare le alture di S. Antonio e ricevervi il Brigadiere generale supremo dell'esercito, Anacleto Medina, invito' ad unirsi a lui il Colonnello Garibaldi, "che sempre con Io stesso piacere e col medesimo impegno si mise alla testa di quattro compagnie di infanteria" e si pose in marcia, appoggiandosi alla sponda dell’Uruguay, mentre il Baez procedeva su per la costa. Non si pensava a un possibile scontro col nemico, tanto e' vero (si legge in una lettera del 19 febbraio) che Garibaldi non porto' neppur seco le sue pistole. Improvvisamente Baez e Garibaldi si trovarono di fronte 300 fanti e 900, o, secondo le prime notizie, 1200 cavalieri nemici comandati dal generale Servando Gomez. I soldati di Baez furono presto soprafatti. Una ventina cercarono rifugio presso i legionari, gli altri fuggirono seguiti da pochi Italiani di un distaccamento che non prese parte nell’azione, e si rifugiarono dentro le mura del Salto. La Legione italiana, avendo per solo riparo una casupola in rovina (la tapera de D. Venancio) combatte' dal mezzogiorno alla mezzanotte, infliggendo al nemico gravissime perdite, e si ritiro' quindi al Salto. Il giorno 10 Garibaldi scriveva da quella citta' alla Commissione della Legione Italiana in Montevideo:

11 governo uruguayano mostro' la sua gratitudine e l’importanza, che attribuiva al combattimento di S. Antonio, col noto decreto del primo marzo, nel quale e' detto, fra l'altro, che Garibaldi e i suoi compagni avevano ben meritato della Repubblica: che nella bandiera della Legione, al di sopra del Vesuvio, che v'e' rappresentato, doveva esser scritto a lettere d'oro "Fatto eroico dell'8 febbraio 1846 compiuto dalla Legione italiana agli ordini di Garibaldi (Hazana del 8 febrero de 1846 realìzada por la legion italiana a las ordenes de Garibaldi): che i nomi di coloro, che avevano combattuto dopo la ritirata della cavalleria di Baez, sarebbero scritti in un quadro da collocarsi a Montevideo nella sala del Governo, cominciando l'elenco coi nomi dei morti. Anteriore al decreto citato era il decreto del Ministro della Guerra per le promozioni di grado di alcuni combattenti, e nominatamente per quella di Garibaldi da colonnello a generale. Ma Garibaldi, anche a nome degl'altri promossi, rifiuto' qualsiasi promozione con una nobile lettera pubblicata nel Giornale del Governo:

L'autonomia invocata da Garibaldi, era forse, nella mente di lui e degli altri capi, quasi una tacita premessa dell'eventuale trasferimento del campo d'azione dall'America all'Italia. Le gesta di Garibaldi e dei suoi militi furono subito conosciute in Italia, vi destarono entusiasmo, vi suscitarono nuove speranze. Giovanni Maioli, nel numero d'agosto 1934 di Camicia Rossa, pubblico' una lettera di Giuseppe Petrucci scritta da Ferrara, l'11 agosto 1846, all’amico bolognese Augusto Aglebert. 11 Petrucci, che aveva avuto le prime notizie dei fasti legionarii da Felice Foresti esule negli Stati Uniti, riferiva brevemente cio' che se ne leggeva sul Nacional di Montevideo, pregando l'Aglebert di dar loro pubblicita' in qualche periodico bolognese e far cosi' "che si sappia anco una volta e si ripeta che l'antico valore negl'italici cor non e' ancor morto". Aglebert stampo' infatti la lettera, mutila, nel Felsineo del 21 agosto 1846, accompagnandola con un suo magniloquente discorso, e il Maioli la pubblico' integralmente anche per dare a Bologna la consapevolezza d'una priorita' di ammiratrice entusiasta delle leggendarie gesta del futuro Capo dei Mille, che le spetta e la onora". La priorita', a dir vero, e' tutt'altro che certa; e di molto maggior importanza e' ad ogni modo, la raccolta di documenti pubblicati a Livorno da Cesare de Laugier, futuro glorioso condottiero dei Toscani a Curtatone, e ripubblicati a Firenze, con l'aggiunta della lettera di Garibaldi ultima citata, nel prezioso opuscolino di 12 pagine (del quale mi sono ampiamente giovato), col titolo "Documenti intorno ad alcuni fatti d'arme degl'italiani in Montevideo" (Firenze, Tipografia Fumagalli, 1846). L'elenco dei combattenti a S. Antonio, che doveva esser collocato a Montevideo nella sala del Governo, non fu, probabilmente, compilato, e solo molto piu' tardi vennero alla luce elenchi, nei quali, accanto ai combattenti, furono registrati anche gli altri legionarii appartenenti alle quattro compagnie ma rimasti, durante la giornata dell'8 febbraio, al Salto. Uno di tali elenchi fu pubblicato nel giornale La Patria Italiana di Buenos Aires del 17 giugno 1882, un altro nel libro del Pereda, Los extranjeros en la Guerra Grande, ma io non li conosco, disgraziatamente, se non per cio' che se ne dice nel libro polemico di Héctor Vollo, stampato a Buenos Aires nel 1904, "La bandera de S. Antonio". L'elenco del Pereda, intitolato "Nòmina de los expedicionarios de la Legion", da' i nomi di 29S legionarii, distribuiti per compagnie coi loro ufficiali, sergenti e caporali (cabos), e divisi iu quattro categorie, morti, feriti, illesi e rimasti al Salto. Quest'ultimi sono probabilmente compresi fra gli expedicionarios prendendo come punto di partenza della spedizione non il Salto ma Montevideo. La loro categoria serve ad ogni modo a render meno stridente il contrasto fra il numero, comunemente accolto, dei combattenti a S. Antonio e quello dell'elenco. Interessante per noi e' il fatto che l'elenco del Pereda fu compilato con l'aiuto di due Cairesi, che avevano preso parte al combattimento: Pietro Viglione di Rocchetta Cairo e Bartolomeo Servetti della frazione cairese dei Bellini (Bligni). Per un caso fortunato sono in possesso d'un altro elenco manoscritto, cortesemente donatomi nel 1933 dal compianto amico dottor Cesare Achille Rodino, elenco di cui fu estensore il Viglione e che il padre del dottor Rodino, Giuseppe, maestro di scuola a Rocchetta, aveva avuto dal Servetti. Anche quest'elenco ha il titolo di "Nomina de los expedicionarios de La Legione", ma registra solo 27S persone distribuite in quattro compagnie, senza distinzione di morti e di feriti, di presenti e di non presenti al combattimento. Di questa mancanza ci compensa in parte il fatto dell'aver il Viglione segnato a margine il luogo di nascita dei suoi compaesani e di parecchi altri, che forse conosceva personalmente e che provenivano in buona parte da paesi non lontani da Cairo. Di tutti questi e' indicato, come ho detto, il luogo di nascita, spesso nella sua forma dialettale: Bligni (Bellini), Bue (Vado, da leggersi alla spagnuola Vue', come Sabona per Savona), Cameirana (Camerana), Fine' (Finale), Sasce' (Sassello), Useria (Osiglia). Per molti altri e' indicata la regione o addirittura la nazione. Abbiamo cosi', salvo errore, 26 Genovesi, 6 Piemontesi, 2 Milanesi (e milanese e' detto il tenente Gaetano Sacchi, che era, com'e' noto, pavese), un Toscano, 48 Italiani. Notevole e' il numero degli stranieri: 25 indicati come Orientales, cioe' dell'Uruguay, 12 Spagnuoli, 2 Austriaci, 2 Francesi, un Portoghese. Di settanta, in parte indubbiamente stranieri, non e' indicata la patria. Di quasi tutti i legionarii s'ha nome e cognome, vero o corrotto o, come vedremo per un Cairese, anche falso: d'alcuni c'e' invece il solo cognome o, forse, un nome di guerra o un soprannome (Miseria, della Patria, Figulla).

Delle quattro compagnie di legionarii, una e' di cazadores, di 62 uomini, compresi il capitano Giovanni Battista Berruti, italiano, il primo tenente Carlo Rodi d'Asti, sei sergenti e cinque caporali. Sono di Cairo due caporali, Michele Franzini e Pietro Viola, di Rocchetta il soldato Michele Canepa. I cazadores, come si legge nel Diccionario del Caballero, sono "soldados destinados especialmente al fuego de guerilla, y que en cada batallon de infanteria forman una compania de gente agil y escogida". Nessun nostro campaesano e' segnalato fra i militi della prima compagnia, la quale constava di 65 uomini, compresi il capitano Francesco Cassana, italiano, i tenenti Gaetano Sacchi, milanese, e Lorenzo Traverso genovese, il sottotenente Gerolamo Belino (?), italiano, cinque sergenti e quattro caporali. La seconda compagnia è di 72 uomini, compresi il capitano Giuseppe Marocchetti di Biella, il tenente Pietro Amaro (?) d'Asti, sette sergenti e quattro caporali. Sono di Cairo i sergenti Pietro Stelaroli (?) e Policarpo Sighigno (Seghino), e il soldato Domenico Ottonello; di Rocchetta Cairo il caporale Pietro Viglione, gia' ricordato, e il soldato Giuseppe Sicco. La terza compagnia e' di 79 uomini, compresi il capitano Luigi Coroni (Scarone), milanese, il primo tenente Stefano Saccarello di Savona, il secondo tenente Paolo Ramorini di Piana, otto sergenti e sei caporali. Sono di Cairo il sergente Juan Leone e i soldati Giuseppe e Gerolamo Piovano, Giovanni Gagliardo, Giovanni Ferrandino (?), Silvestro: dei Bellini (Bligni) il caporale Bartolomeo Servetti, parimenti gia' ricordato, e il soldato Giuseppe Carle: di Rocchetta il caporale Giovanni Mazzaroldi. Ricapitolando, troviamo indicati come luogo di nascita Cairo per undici militi, i Bellini per due, Rocchetta Cairo per due, Rocchetta per due. Se, malgrado la mancanza d'indicazione precisa, si ravvisa in Rocchetta Rocchetta Cairo, il nostro Comune e' rappresentato nell'’elenco da diciassette militi; in caso contrario da quindici. L’elenco dev'esser del resto controllato, sia confrontandolo con quello del Pereda ed eventualmente con altri, sia con ricerche negli archivi parrocchiali e comunali. Non vi mancano certamente inesattezze e lacune, com'e' dimostrato, per dare un esempio, dal fatto che nella lettera di Garibaldi del 10 febbraio sono ricordati, fra gli ufficiali presenti a S. Antonio, due Saccarello e un Grafigna, e nell’elenco compare invece un solo Saccarello e il Grafigna non compare affatto. Nulla invece si può dire del comparire nell’elenco di ufficiali non nominati da Garibaldi, perchè ptrebbe trattarsi di appartenenti alla categoria dei rimasti al Salto.

Di Cairesi feriti o morti in seguito al combattimento di S. Antonio si potra' aver notizia esaminando l'elenco del Pereda. Ferito al gomito e al fianco dev'essere stato Juan Leone, il solo legionario cairese, che conobbi di persona e sulla cui vita posso dir qualche cosa per informazioni e per documenti, di cui mi fu concessa visione dal nipote, il pittore Carlo Leone Gallo. Giovanni e Leone erano forse fra i nomi di battesimo del sergente legionario Juan Leone, ma il vero cognome era Sattamino e il nome d’uso Alessandro. Egli commercio' in America, dove era andato molto giovane insieme col padre, che vi fu assassinato da malviventi. Nel 1845 era nel Brasile, a Pelotas, dove la Loggia massonica Protectora da orfan gli conferi' il grado di maestro. Nel diploma originale e' detto italiano, in età di 26 anni.

Nel 1855 la Loggia di Montevideo Santa Rosa de Lima gli accordo', per gl'importanti servizi da lui ricevuti, il titolo di membro onorario. Nel 1873 era di nuovo a Pelotas, dove fu, il primo ottobre di quell'anno, fra i soci fondatori della Societa' italiana Unione e Filantropia, della quale era Presidente onorario Giuseppe Garibaldi. Nel 1877 era ancora a Pelotas affiliato alla Loggia Commercio e Industria. Torno' poi non so in che anno a Cairo, dove era chiamato da tutti Leone, e dove mori'. Nel libro citato del Vollo e' riprodotta una fotografia del Campo del combate de S. Antonio, con la scritta "Vista fotogràfica tomada bajo la dirección del senor Juan Leone, superviviente de la gloriosa jornada. En el punto donde esta' situado el senor Leone se encontraba la tapera de don Venancio", del tutto scomparsa. Campeggia in prima linea la figura di Juan Leone, alto, magro, tutto vestito di nero, con una gran barba bianca. Juan Leone, o meglio Alessandro Sattamino, aveva sposato una Riveira, non so se parente di Fructuoso, che voleva fare alla Legione Italiana la donazione, di cui ho parlato. II pittore Gallo mi dice ch'era d'origine portoghese, cugina d'Anita Garibaldi, e mi fa vedere la vecchia fotografia, eseguita a Montevideo, che la mostra giovane, bella, elegante. Dal matrimonio nacquero parecchi figli, fra cui Alessandro e Antonio. Il primo, sempre secondo le notizie favoritemi dal Gallo, fu segretario particolare di Pietro II, imperatore del Brasile, il secondo medico. In una piccola lapide del nostro cimitero si legge questa brevissima iscrizione: Alessandro Sattamino mori' il 26 novembre 1887 di 73 anni".

Almeno tre Cairesi devono esser morti nel combattimento di S. Antonio, o per ferite riportate in quel combattimento. Garibaldi, nella lettera citata del 10 febbraio, parla di trenta morti e di cinquantatre feriti; poi di settanta e più feriti, computando forse anche i feriti non appartenenti alla Legione ma sottratti dai legionari alla ferocia nemica. Giovanni Battista Cuneo, morto nel 1875, nelle Pagine sulla battaglia di S. Antonio pubblicate nel numero di settembre 1932 di Camicia Rossa, dice che i feriti, molti gravemente, portati al Salto, furono amorosamente curati, sicche' appena sei morirono. Porta cosi' il numero degli Italiani morti a trentasei. Il generale Grazioli parla di trentasette morti sul campo. Il Vollo, a pag. 43-45 dell'opera citata, dà un elenco dei morti combattendo o in seguito a ferite, dicendolo estratto dal Diario inedito della Legione. Non pote' pero' riunire se non ventisei nomi, e oltre a non indicare il luogo di nascita d'ogni morto, incorse senza dubbio in parecchie inesattezze. Di Cairo e' Policarpo Seghigno, che e' detto di 23 anni, scapolo e semplice soldato, mentre nel nostro elenco compare come sergente: di Cairo dev'essere il soldato ventenne, scapolo, che il Vollo chiama Agostino Ottonello mentre nel nostro elenco compare solo un Domingo Otonello, cairese: di Cairo il soldato di 44 anni, ammogliato, che il Vollo chiama Antonio Piovano. Qui pero' l'identificazione e' per ora dubbia, perche' il nostro elenco ci dà due Piovano, cairesi, Giuseppe e Gerolamo.

I legionari morti sul campo restarono insepolti per quasi un mese. Solo il 4 marzo, trovandosi al Salto il generale in capo col suo Stato Maggiore e con la cavalleria uruguayana, si pote' provvedere alla raccolta e all'inumazione delle ossa dei poveri caduti. Di cio' s'ha notizia in una lettera, che faceva parte della dispersa collezione Cavalieri, scritta dall'Anzani il 10 marzo 1846, dal Salto, a Napoleone Castellini e Francesco Castagneto legionarii in Montevideo: "... Il giorno 4 del corrente fummo a raccogliere le ossa dei Legionarii caduti nel glorioso attacco dell'8 del prossimo passato febbraio nelle colline di S. Antonio. Il generale in capo con tutta la cavalleria c'accompagnò in quest'atto di carita' e religione, ed alle tre del dopo pranzo assistette pure a piedi, con tutto il suo Stato Maggiore, ai funerali ed inumazione. Un mucchio di terra ed una croce inalzata in faccia del Salto indicano il luogo dove riposano le ossa di tanti bravi dei nostri fratelli morti per l'indipendenza del popolo orientale. Voglia il Cielo che questo segno di pace non si cambi per l’avvenire in oggetto di scandalo e di disunione. Il mucchio di terra e la croce sono pure ricordati, con maggiori ragguagli, dal Cuneo nello scritto citato:

"Sull'altura d'un piccolo poggio, nudo di ombre, e ove ogni anno rinnova la verzura, non piu' lungi d'un trar di moschetto dal Salto, s'eleva un'altissima croce, che porta da un lato quest'iscrizione: 8 di febbraio 1846, dall’altro: 1S4 Italiani nel campo di S. Antonio. Quella croce veduta da lontano indica il luogo ove furono sepolte le ossa de’ 36 nostri concittadini"

Se le ossa dei nostri compaesani riposino ancora sotto il piccolo poggio e l'altissima croce, in vista del Salto, non so: ma spero che, secondo il rito fascista, si possa fra non molto fare l’appello di quei morti e che tutti i Cairesi possano rispondere per ognuno di loro: Presente!

Annotazione finale

[In quanto "compositore" di questa pagina in cui sono stati raccolti documenti relativi alla Legione Italiana in Uruguay, sono arrivato alla fine del testo soprastante chiedendomi se avessi dovuto riportare anche l'ultima frase dell'esimio professor Federico Patetta (quella relativa al "rito fascista"), oppure eliminarla visto che tutto sommato non apportava ulteriori nominativi o informazioni sugli appartenenti alla legione... ovviamente, nel contesto che ci vede intenti a non dimenticare i nostri antenati e neanche gli avvenimenti che furono, la frase e' rimasta]