Centocinquantesimo anniversario della nascita di Giuseppe Cesare Abba
Arnaldo Abba

Ricordi

Chiamato a vergare poche righe per il volume che raccoglie e sintetizza le celebrazioni dei centocinquant'anni dalla nascita di mio nonno nella sua città, non posso tacere un senso di gratitudine e di commozione che rinnova quello delle ore trascorse due anni or sono a Cairo, per il ricordo sempre vivo, per l'impegno degli organizzatori, dei relatori, di quanti hanno inteso riproporre - in varie forme - la figura di Giuseppe Cesare Abba.

I ricordi che ho di lui e dei suoi giovani anni cairesi non sono diretti, per evidenti ragioni d'anagrafe: ma mi pare bello ed opportuno rifarmi ora ad essi, quasi per meglio stringermi ai luoghi e alle memorie che le celebrazioni seppero risuscitare, nei miei familiari e in me.

Seppi che, recluta ventenne in "Aosta-Cavalleria" a Pinerolo (1859), il nonno aveva mostrato ammirato entusiasmo per il passeggio e la solennità della Messa domenicale. Ma senza limitarsi a parteciparvi, aveva voluto conoscere la Val Pellice, sede di fedeli di confessione valdese; per quella comunità religiosa non numerosa e per i suoi asciutti e intimi riti s'era cimentato in una poesia poi stampata, ritenendo doveroso rievocare tutte le esperienze religiose, senza negarsi alle "minoranze" cui ebbe sempre rispetto e riguardo. Uno stile.

Più maturo d'anni, aveva stretto a Cairo amicizia con il pittore locale C. L. Gallo; ne apprezzava l'opera, ne discuteva. Ne ho visto quadri a Savona e in Val Bormida e ho ritrovato in quelle tele la ragione d'una affermazione-rimprovero che il nonno gli muoveva affettuosamente: "Tu non senti il verde!". Forse un bisogno di pacata serenità lo muoveva a colori meno aspri dell'asciutta tavolozza del Gallo, forse vicino per esperienze continue ai "..greppi di Monte Calvo ... tra quelle vepraie lassù" che l'Abba citò nel capolavoro, in quello stile che non a caso fu detto "macchiaiolo".

Un precedente poco noto mi sovviene al riguardo. Costretto a lasciar l'Accademia di Belle Arti di Genova (la pittura restò sogno di tutta la vita, passato nello stile), non rinunziò a prove sui taccuini scovatit dai ricercatori. Ebbene: accanto a schizzi e figure politico-garibaldine, a ritratti e caricature di Scolopi, i più felici schizzi - svelo un segreto - ci offrono, col Priamar di Savona e con copie di Gerolamo Induno, un personaggio familiare a tutto l'Ottocento cairese, da tutti chiamato "el Brut". E la figura compare accanto a versi dell'incompiuta tragedia Spartaco, sui poderosi gladiatori romani.... L'ispirazione di storia romana intrecciata al paese natio.

Forse questa mia pagina non è quella che una raccolta celebrativa solitamente richiede. Non ho voluto proporre tesi, sostituirmi a interpreti del Risorgimento, a studiosi di letteratura: ho creduto d'offrir questi "ricordi di famiglia" a Cairo perché la città sentisse la gratitudine di tutta la nostra famiglia e la fedeltà ad un legame che va oltre il tempo e lo spazio e qui mi ha riportato anni or sono: con vivo compiacimento.